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Il sistema dei tamponi rischia di non reggere

Il grido di allarme di Luca Degrassi, presidente di Federfarma Fvg: "Il rapido aumento della richiesta di controlli sta saturando la capacità di dare risposte"

Il sistema dei tamponi rischia di non reggere

Dallo scorso agosto le farmacie del Fvg rappresentano un elemento molto importante del sistema allestito per effettuare i tamponi, ma nei prossimi giorni e, soprattutto, a partire dal 15 ottobre quando il Green Pass sarà obbligatorio per poter lavorare, rischiano di essere travolte da uno tsunami. Lo conferma il presidente di Federfarma Fvg, Luca Degrassi. “Abbiamo iniziato a fare test il 13 agosto su richiesta della Regione. In quel momento si trattava di effettuare test rapidi in vista del riavvio dell’attività scolastica. Ne abbiamo eseguiti 53 mila in agosto e 113 mila in settembre, di fatto quintuplicando la capacità operativa e coinvolgendo quasi 200 farmacie. L’ impatto sul nostro lavoro è stato notevole perché per effettuare i tamponi bisogna rispettare un protocollo preciso e ciò, per forza di cose, comprime il servizio farmaceutico. All’inizio i numeri erano sostenibili, ma stiamo già registrando un’esplosione delle prenotazioni. Solo sabato scorso ne abbiamo contate oltre 40 mila”.


Come riuscite a sostenere un carico del genere? “Stiamo compiendo uno sforzo straordinario, ma ciò nonostante non siamo in grado di raggiungere i numeri che paiono necessari a fronte del numero di persone non vaccinate, tenendo conto che i tamponi ai fini del green pass valgono per 48 ore. Per fortuna attualmente la circolazione del virus è molto ridotta e la condizione di rischio è molto bassa”.

Avrete idea di quale carico di lavoro potrebbe abbattersi sulle farmacie? “Se avessi risposte le avrei già condivise con i colleghi e con i responsabili, ovvero Stato e Regioni che hanno predisposto il piano e sono responsabili della sua attuazione. Voglio immaginare che avranno pensato a una soluzione. Per quanto ci riguarda non posso che segnalare le nostre difficoltà, tanto più che questa operazione sta generando nelle persone una certa insofferenza. E' una complicazione, come accade quando si cerca di curare una persona che non vuole sottoporsi a cure e vive questa pratica come una coercizione. Ci sentiamo esposti a un giudizio che non ci spetta perché abbiamo dato semplicemente disponibilità a effettuare un servizio e non possiamo essere considerati i fautori del green pass”.

Il 15 ottobre il rischio è che si presentino in farmacia troppe persone che non saranno in grado di ottenere il green pass? “Per cercare di aiutare sia gli utenti che farmacie stiamo mettendo a punto un sistema per la prenotazione on line attraverso un sito che a livello regionale può distribuire il carico di lavoro, indicando in quale farmacia rivolgersi per ottenere il tampone. Questo anche per evitare risposte negative a chi ha bisogno del servizio. Stiamo anche verificando i turni di servizio per poter svolgere l’attività anche la domenica”.

Ora si tratta di capire se riuscirete a sopportare l’onda d’urto. “Quotidianamente effettuiamo in farmacia oltre 5 mila tamponi. Il fatto che già oggi ne siano stati prenotati più di 46 mila, fa comprendere che saremo saturi per molti giorni. Ciò nonostante non siamo ancora entrati in contatto con una fascia di popolazione più ampia, quella che avrà bisogno del green pass per accedere al posto di lavoro”.

In pratica il sistema è già saturo? “Con questo tipo di organizzazione sì. Se mettiamo quelle persone sulla strada alla ricerca di un tampone quando è materialmente impossibile ottenerlo e nessuno ha pensato a una soluzione, è evidente che si tratta di un autogol”.

Come affrontare quest'emergenza? “Ci sono proposte al riguardo che però sono rimaste senza seguito. Bisogna trovare un modo per responsabilizzare queste persone sul fatto che si tratta di sicurezza sui luoghi di lavoro. Al momento però il sistema non è predisposto per far fronte all’aumento dei tamponi. Il green pass serviva probabilmente a spingere le persone a vaccinarsi, ma pare aver funzionato solo nei primi giorni. Dunque resta la necessità di rendere sicuri i posti di lavoro, la legge va applicata, ma bisogna assolutamente trovare una soluzione percorribile e rendere il sistema sostenibile, non possiamo certo tenere la gente a casa dal lavoro mentre l’economia sta ripartendo. Per questo le farmacie stanno facendo del loro meglio”.

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