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In laboratorio pochi i materiali ‘promossi’

Università di Udine e Arpa Fvg hanno testato diversi campioni di mascherine: la maggior parte non otterrà la certificazione Ce necessaria alla vendita

In laboratorio pochi i materiali ‘promossi’

Farmacie, grande distribuzione, piattaforme di e-commerce: i punti vendita nei quali andare a caccia di mascherine sono davvero molti. Peccato che la reperibilità sia molto più difficile e, anche quando si riesce a trovare l’agognato presidio, non è detto che mantenga quello che promette, cioè ridurre il contagio. A verificare l’efficacia delle mascherine ci hanno pensato Arpa Fvg e Università di Udine, che hanno condotto una serie di test per valutare la qualità delle mascherine in commercio. Alessandro Trovarelli, docente di Processi industriali chimici del Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura dell’ateneo friulano ci illustra i dettagli e i risultati dell’analisi.
Professore, in cosa è consistito il test sui materiali delle mascherine? “Ci sono stati sottoposti circa 80 di campioni, in materiali di vario tipo e provenienti in gran parte dal Fvg. L’obiettivo era analizzare i materiali filtranti destinati alla produzione di mascherine protettive per la popolazione, da sottoporre alla validazione da parte dell’Istituto superiore di sanità per uso medico o da immettere in commercio prive del marchio Ce, in conformità alle richieste della Protezione Civile regionale. Non abbiamo testato i cosiddetti Dpi per i lavoratori sanitari, cioè le mascherine Ffp1, Ffp2 e Ffp3, che sono sottoposti a normative rigorose e servono a proteggere chi li indossa dal rischio contagio”.


Che elementi avete testato? “La respirabilità, cioè la capacità di non interferire sulle normali funzioni respiratorie dell’individuo, e l’efficienza di filtrazione, cioè la misura di quali particelle era trattenute dalla mascherina e quali invece passavano”.

Come avete condotto gli esperimenti? “Per valutare la respirabilità abbiamo posto la mascherina come un setto all’interno di un tubo in cui viene pompata dell’aria e abbiamo misurato la differenza di pressione prima dell’ostacolo e dopo. Maggiore è la differenza di pressione, maggiore è anche la perdita di carico e di conseguenza peggiore è il valore della respirabilità della mascherina”.

E per quanto riguarda la capacità filtrante? “Abbiamo testato la capacità dei materiali di trattenere o meno particelle di aerosol di diverso diametro, dai 5 micron a misure inferiori a 1 micrometro. Ricordo che la Protezione civile regionale ha previsto che fossero bloccate le particelle di 5 micron per le mascherine distribuite alle famiglie”.

Che risultati avete ottenuto? “Gli esiti dei test indicano che solo un numero limitato di campioni possiede i requisiti necessari per proseguire un percorso di validazione e conseguente certificazione come materiale chirurgico attestato da parte degli enti preposti. In particolare, il 67% dei campioni ha dimostrato una efficienza di filtrazione per particelle minori o uguali a 1 micrometro più bassa rispetto al campione di controllo, mentre il 38% ha presentato un valore di pressione differenziale superiore a 60 Pa/cm2. Abbiamo inoltre potuto confermare che i materiali più adatti per la fabbricazione di mascherine filtranti sono quelli già individuati dal Politecnico di Milano, come ad esempio quelli preparati con un adeguato contenuto di Tnt in strato singolo oppure come somma di più strati derivati da diversi materiali e con differenti ‘pesi’”.
Cosa significa ai fini pratici per i cittadini? “Come si evince dai dati che ho citato, è evidente che esistano forti differenze tra le mascherine chirurgiche e quelle non certificate, quali possono essere quelle di stoffa prodotte in casa. Alla fine, entrambe sono in grado di filtrare le particelle con diametro minore o uguale a 5 micrometri, mentre solo il 20% di quelle di stoffa è efficace con diametri inferiori. Le mascherine ad alto potere filtrante, però, perdono in respirabilità. In conclusione mi sento di dire che per la maggior parte della popolazione durante le comuni attività della vita quotidiana al di fuori del luogo di lavoro, mantenendo le distanze, la mascherina di stoffa è già una discreta barriera alla diffusione del contagio”.

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