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L’ozonoterapia nella battaglia al Covid-19

Anche a Udine, il trattamento dei pazienti positivi al Coronavirus ha dato importanti risultati, favorendo un generale miglioramento del quadro clinico

L’ozonoterapia nella battaglia al Covid-19

L’ozono è una molecola inorganica, formata da tre atomi di ossigeno. Le sue caratteristiche biochimiche e farmacologiche si rivelano utili nel trattamento di diverse infezioni virali, specialmente del Covid-19. L’ozono, infatti, è un ossidante che dimostra un’attività paradossale quando, in contatto con molecole organiche, causa una potente risposta antiossidante e una benefica attività immunomodulante.
Le sue prime applicazioni, come disinfettante per operazioni chirurgiche e per sterilizzare gli strumenti, risalgono al 1856, 16 anni dopo la sua scoperta. Nel 1892 è utilizzato nella tubercolosi e durante la Grande Guerra veniva applicato ai soldati per trattare le ferite da arma da fuoco. È bene chiarire subito che l’ozonoterapia non è un farmaco né la panacea per tutti i mali: è una pratica medica basata su una risorsa resa disponibile dalla natura, che l’ingegno dell’uomo è riuscito a sfruttare per fini terapeutici.

Una risorsa senza effetti collaterali che può potenziare, in molti casi, l’azione dei farmaci, rafforzando la capacità di difesa dell’organismo, grazie all’elevato apporto di ossigeno. Le proprietà di questo gas sono già note da tempo, ma è solo recentemente che l’ozonoterapia ha conosciuto un salto di qualità, grazie agli sviluppi tecnologici che hanno consentito di produrre apparecchiature economiche e potenti, capaci di farlo confluire, in modo mirato, nelle zone attaccate da agenti patogeni e nelle aree poco vascolarizzate. Nell’ernia del disco, l’ozonoterapia è la cura di elezione fra quelle non chirurgiche, perché permette di ripristinare situazioni di normalità, sulle quali si riesce poi a intervenire con la fisioterapia, impossibile da praticare per chi ha l’ernia molto infiammata. Si è dimostrata poi molto efficace anche per la cura delle ulcere vascolari, perché oltre a sterilizzare il campo, il gas riesce a riattivare la cicatrizzazione. Altre applicazioni si hanno nella Sindrome da fatica cronica e nella fibromialgia. Recentemente sono stati pubblicati dal mio gruppo alcuni lavori sull’ossigeno-ozonoterapia nella sindrome da fatica cronica, nella fatica correlata ai tumori e nella fibromialgia su riviste mediche indicizzate, dimostrando la sua notevole efficacia in queste patologie, secondo le linee guida della Sioot (Società scientifica di ossigeno ozono terapia) che applichiamo alla clinica Tirelli Medical Group di Pordenone e della quale recentemente sono entrato a far parte del consiglio direttivo. L’Istituto Superiore di Sanità ha autorizzato l’uso dell’ozono per il trattamento delle persone risultate positive al Covid-19. A oggi, sono almeno 17 i centri ospedalieri che stanno utilizzando l’ossigenoozono nella cura dei pazienti positivi al Covid-19. I risultati preliminari riguardano 46 per sone, più o meno gravi, trattate con auto-emotrasfusione per cinque giorni consecutivi, ripetibili ogni due settimane. Di queste, 39 sono decisamente migliorate e hanno risposto molto bene al trattamento, con miglioramento delle condizioni cliniche e della saturazione, normalizzazione della temperatura corporea, riduzione del supporto di ossigeno, normalizzazione della funzione renale. Il dato immediatamente rilevabile è che l’ozonoterapia è indicata principalmente in pazienti prima dell’intubazione. Lo studio sta proseguendo con l’inclusione di nuovi pazienti secondo quanto stabilito dal protocollo dell’Iss.
Inoltre all’ospedale di Udine, l’anestesista Amato De Monte e l’infettivologo Carlo Tascini riportano ottimi risultati con l’ozonoterapia su 36 pazienti con Covid-19 e attendono il via libera dell’Iss per uno studio randomizzato. Nel frattempo, nella Clinica Tirelli Medical Group, dove l’ozonoterapia è impiegata con successo nelle ernie lombari e cervicali, nell’artrosi, nella fibromialgia e nelle stanchezze croniche di vario tipo da sempre, ma anche nell’herpes zoster (il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”) di supporto alla terapia antibiotica, i pazienti asintomatici positivi per Covid-19 che non sanno di esserlo possono beneficiare dell’azione positiva contro il virus dell’ozonoterapia. Inoltre, l’ozono aumenta la possibilità di resistenza all’infezione virale che molto probabilmente ci troveremo ad affrontare nei mesi a venire, almeno fino alla disponibilità di un valido vaccino.

 

Umberto Tirelli, è Primario oncologico dell’Istituto nazionale tumori di Aviano

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