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La prevenzione fa marcia indietro

Per l’emergenza sanitaria sono sospesi gli screening di prevenzione oncologica: un grave rischio per una regione come il Fvg, al primo posto in Italia per incidenza di alcuni tumori

La prevenzione fa marcia indietro

Il Friuli Venezia Giulia è la prima regione in Italia. Questa volta, però, non c’è da andare fieri del risultato, perché, secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2019” dell’Associazione italiana registri tumori, nel nostro territorio l’incidenza dei queste malattie è la più elevata del Paese: 716 uomini e 562 donne ogni 100.000 abitanti sono ammalati, con 4.300 nuovi casi ogni anno. In particolare, a presentare il tasso più elevato in Fvg sono il tumore della mammella (204 casi ogni 100.000 abitanti) e quello del colon-retto sia negli uomini (127 casi per 100.000) che nelle donne (71 casi per 100.000).
SOTTO OSSERVAZIONE - Con questi dati alla mano, è ovvio che la prevenzione, attuata attraverso i programmi di screening regionali, sia un’arma molto efficace nella lotta contro
il cancro all’intestino, al seno e alla cervice uterina. In particolare, secondo il rapporto dell’Osservatorio nazionale screening 2018, l’85% delle donne dai 50 ai 69 anni ha partecipato agli screening mammografici, l’89% di quelle tra i 25 e i 64 anni si è sottoposta a Pap test, mentre il 70% dei 50-69enni ha eseguito l’esame per la prevenzione dei tumori colorettali.

IN LOCKDOWN - In questi mesi di lockdown, però, la Regione Fvg è stata costretta a sospendere le procedure di screening, come le altre attività chirurgiche e ambulatoriali che non hanno carattere di urgenza. Sulla pagina dedicata, è chiaramente indicato che “Per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, la Regione ha sospeso l’attività ambulatoriale compresi gli esami di screening di primo livello: gli appuntamenti per effettuare esami di pap test, Hpv-Dna e la mammografia di screening sono sospesi e saranno riprogrammati a emergenza cessata. Rimane regolarmente erogata l’attività di approfondimento di casi non negativi a esami già effettuati così come i follow up e gli eventuali accertamenti per persone sintomatiche”. Nessuna possibilità di prenotare i test, quindi, almeno fino al prossimo 4 maggio. Quello che diviene fondamentale, però, è anche ripensare a come saranno concretamente organizzati gli screening per venire incontro alle nuove esigenze di tutela della salute. Le ipotesi sul tavolo sono molte ed è difficile concretizzarle prima di sapere quali saranno le indicazioni che arriveranno dalla politica.
LE IPOTESI - La questione più semplice sembrerebbe essere quella che riguarda le patologie del colon-retto: la ricerca del sangue occulto si avvale di un kit che si acquista in farmacia e che basta poi riconsegnare al laboratorio di analisi, senza rischio assembramenti. Sottoporsi a un Pap test o ancora di più a una mammografia, invece, potrebbe richiedere tempi più lunghi o modificazioni di strutture, organizzazione e flussi di lavoro. In futuro, per garantire il livello di prevenzione cui siamo abituati, perciò, serviranno più spazi, più personale e orari più flessibili. Un servizio, quello della prevenzione, quindi, che avrà bisogno di più risorse economiche a disposizione, se vogliamo mantenere alta la guardia contro quell’acerrimo nemico che è il cancro.

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