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Liste d’attesa, Cittadinanzattiva ‘boccia’ il Fvg

In base all’indagine, solo lo 0,7% delle prestazioni specialistiche ambulatoriali è stato recuperato

Liste d’attesa, Cittadinanzattiva ‘boccia’ il Fvg

Cittadinanzattiva ha elaborato un’indagine sulle liste d’attesa che si sono allungate a causa del Covid. Dal quadro emerge una grande disomogeneità tra le Regioni, con ancora molti ritardi nel recupero delle prestazioni sanitarie rinviate, nonostante i fondi destinati a tale scopo.

L'analisi non premia il Friuli Venezia Giulia dove, in base al report, solo lo 0,7% delle prestazioni specialistiche ambulatoriali è stato recuperato (su un totale di circa 215 mila), insieme all’1% di circa 6 mila ricoveri; non è presente il dato sugli screening oncologici, dove sono 77.470 le prestazioni non erogate.

Nella provincia di Trento si è recuperato il 73% delle prestazioni ambulatoriali (18 mila su circa 24mila), ma solo il 39% degli screening oncologici e appena l’1% dei ricoveri. In Abruzzo il 64% degli screening oncologici sospesi è stato erogato (su un totale di 60 mila), assieme al 43% delle prestazioni ambulatoriali e a quasi il 25% dei ricoveri.

In Sicilia sono oltre 3 milioni le prestazioni ambulatoriali e 63 mila i ricoveri non erogati, ma non si sa quanti siano stati recuperati. Così pure in Molise, dove non si hanno notizie certe sul recupero di circa 10 mila prestazioni, fra specialistica e diagnostica, e circa 1100 interventi. Meglio in Valle D’Aosta, dove è stato possibile recuperare il 32% dei ricoveri, il 49% degli screening oncologici (su un totale di circa 12 mila) e il 39% delle prestazioni specialistiche ambulatoriali (su un totale di circa 9 mila). I dati relativi al numero di prestazioni recuperate, sul totale di quelle da recuperare, sono stati forniti anche da Emilia Romagna (95% delle prestazioni e 35% dei ricoveri recuperati al 31/12/2020) e Marche (50/70% delle prestazioni e dei ricoveri).

Le Pubbliche Amministrazioni sono state interpellate in particolare su: emanazione del piano regionale per il recupero delle liste d’attesa e fondi previsti, programmi/azioni per il recupero delle liste d’attesa, numero prestazioni effettivamente recuperate e ancora da recuperare.

Hanno fornito risposte a tutti i quesiti Abruzzo, Emilia Romagna, Fvg, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, P.A. Bolzano; solo risposte parziali: Campania, Piemonte, Puglia e P.A. di Trento; nessuna risposta: Basilicata, Calabria, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto.

“Chiediamo alle Regioni di dare piena attuazione al piano di recupero delle liste di attesa post-Covid, rendendo trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi applicati, sulle tempistiche e sui criteri di priorità. Su un tema importante come quello del ritorno alle cure ordinarie, i cittadini non possono attendere oltre e hanno diritto ad avere piena trasparenza. Anche per questo chiederemo un confronto con il Gruppo di lavoro tecnico che sta per insediarsi presso il Ministero della Salute per valutare come recuperare le prestazioni negate ai cittadini durante la pandemia. Ancora una volta constatiamo, con la nostra indagine, un ritardo sul tema della trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni che, nella gran parte dei casi, sembrano considerare come mero adempimento formale la risposta alla richiesta di informazioni da parte dei cittadini attraverso lo strumento dell’accesso civico”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Sempre dall’indagine emerge che tutte le Regioni e le Province Autonome hanno emanato un proprio atto, come stabilito dal decreto legge del 2020. Emilia Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna riportano i riferimenti alla normativa ma non allegano atti. Per quanto riguarda le azioni intraprese per il recupero delle liste d’attesa, Marche, Molise, Puglia, Trento, Valle D’Aosta rimandano genericamente ad azioni previste dal decreto 104 senza mostrare altre evidenze. Campania, Piemonte, Sardegna non forniscono dati in merito alle azioni poste in essere.

"I risultati del monitoraggio di cittadinanza attiva sul mancato recupero delle prestazioni ambulatoriali per il Friuli Venezia Giulia lasciano sgomenti, perché ai futuri effetti delle mancate prestazioni di esami, visite e cure sulla salute dei cittadini si darà ancora causa alla pandemia. I presagi e le preoccupazioni che mesi or sono avevano ripetutamente segnalato ad un sordo assessore alla salute divengono drammatica realtà sulla pelle dei cittadini del Friuli Venezia Giulia” afferma il membro della commissione Paritetica Stato-Fvg Salvatore Spitaleri.
Per l’esponente del Pd “è tempo di essere diretti: o la pandemia in Fvg ha colpito tanto duramente da sovvertire il nostro sistema sanitario regionale (e questo è stato sempre negato dal presidente Fedriga e dall’assessore Riccardi, che rivendicano primati inesistenti) oppure la grave incuria, la carenza di organizzazione, il mancato supporto agli operatori sono di esclusiva responsabilità di chi oggi guida la Regione. Una responsabilità sulla pelle dei cittadini che non può essere sdegnosamente rigettata su altro o altri, e di questo – conclude Spitaleri - è necessario che una volta per tutte si prenda atto e si rimedi cambiando radicalmente metodo di governo”.
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