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Pazienti in fuga, la cura del vicino è più verde

La sanità regionale perde colpi soprattutto per mancanza di attrattività delle cure offerte

Pazienti in fuga, la cura del vicino è più verde

Non si arresta la fuga dei pazienti, iniziata alcuni anni fa, che scelgono di curarsi fuori dalla nostra regione, soprattutto, ma non solo, nel vicino Veneto. Una volta la migrazione puntava soprattutto alle cliniche low cost di Slovenia e Croazia, che offrivano la cura dei denti e interventi di chirurgia estetica molto convenienti per quanto riguarda i prezzi, forse meno per la qualità. Adesso è proprio la ricerca dello specialista più accreditato e del rimedio all’avanguardia che spinge a cercare la soluzione altrove.
Senza dimenticare il problema delle liste d’attesa, che costringe chi non è nelle condizioni di aspettare mesi ad andare fuori regione.

E’ questo il valore della mobilità sanitaria di una regione: l’indice di attrazione, cioè le prestazioni offerte a cittadini non residenti, e l’indice di fuga, ossia le prestazioni erogate ai residenti al di fuori della regione di appartenenza.

L’Osservatorio Gimbe calcola, appunto, i crediti, ossia l’indice di attrazione di una regione, e i debiti, ossia l’indice di fuga.
Fino al 2017 il saldo del Friuli-Venezia Giulia era positivo. Nel 2018, ultimo dato disponibile, il saldo è diventato negativo.
Abbiamo chiesto all’assessore regionale alla Sanità, Riccardo Riccardi, il motivo di questo risultato. Riccardi chiarisce immediatamente che il saldo negativo del 2018 è il frutto del lavoro di altri.
“C’è la tendenza – spiega l’assessore – alla riduzione di attrattività del sistema pubblico regionale. Abbiamo messo in campo due manovre, che purtroppo sono state rallentate dalla pandemia. La prima - continua Riccardi - è aumentare le risorse destinate al privato accreditato (le strutture private che operano in convenzione con la sanità pubblica, ndr). Il budget regionale è già stato potenziato, con un innalzamento dal 3,8% al 6 per cento. La seconda è specializzare maggiormente gli ospedali”.
Però, spiega Ricardi, “bisogna risolvere un paradosso: la fuga di pazienti che si fanno visitare da specialisti in Friuli-Venezia Giulia, che però operano in strutture private, ma accreditate, in altre regioni. Basti l’esempio della clinica di Monastier. Le spese di cura nella clinica veneta, privata accreditata, sono a carico della nostra regione. E’ fondamentale, quindi, rendere la nostra sanità più attrattiva e avere maggiore copertura”.
La manovra di efficientamento del pubblico era cominciata a dicembre 2019 con l’avvio del percorso protesico nell’ospedale di Palmanova.
“Il secondo step - conclude Riccardi – rallentato dal Covid, è potenziare l’oculistica sempre dell’ospedale palmarino”.

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