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Pronto soccorso, il colore conta!

A Monfalcone, da inizio mese è operativo l’ambulatorio al quale saranno smistati i pazienti con codice verde e bianco

Pronto soccorso, il colore conta!

Dal primo agosto è operativa a Monfalcone l’Unità di accesso veloce (Rau, da Rapid access unit) alla quale saranno smistati gli utenti che si sono rivolti al Pronto soccorso e ai quali sono stati assegnati i codici bianco o verde, evitando in tal modo di ingolfare l’area di emergenza. A gestirla personale medico e infermieristico di una cooperativa.

Codici predominanti
“Molto spesso i codici verdi e bianchi – ha spiegato Alfredo Barillari, direttore del centro di emergenza unico di Monfalcone - riguardano persone che hanno un’attività e vengono dalle 8 alle 14. Pur avendo un medico di base, saltano il territorio per comodità e accedono direttamente al pronto soccorso. Per mesi abbiamo studiato e visto che l’infermiere, quando fa il Triage smistando bene i pazienti, può ridurre drasticamente i tempi di attesa. La Rau ridurrà gli accessi, ma sarà una facilitazione specialmente per gli operatori che saranno meno sotto pressione e anche per gli utenti che avranno, così, tempi di attesa più brevi”. Trascorsi sei mesi dall’attivazione dell’ambulatorio Rau, saranno studiati casistica e tempi d’attesa per valutare l’utilità del servizio e la prosecuzione dello stesso.
Su questa iniziativa Walter Zalukar, presidente dell’Associazione Costituzione 32 che si occupa da tempo delle tematiche legate alla gestione dell’emergenza e che su molti aspetti delle varie riforme che hanno riguardato la Sanità regionale non ha mai lesinato critiche senza tenere conto del colore di chi le proponeva, esprime qualche perplessità: “Gli obiettivi sono senz‘altro condivisibili - ha scritto Zalukar -, ma lo strumento utilizzato pare inadeguato allo scopo, essendo i codici colore notoriamente inidonei a indicare tipologia e gravità delle malattie”.

Priorità non significa gravità
L’esperto ricorda infatti che il codice colore del triage (rosso, giallo, verde, bianco) è solo un semaforo di priorità d’accesso, non un indice di appropriatezza di accesso al Pronto Soccorso e neppure di gravità e come tale quindi serve solo a disciplinare chi entra prima, a definire quale malato è più urgente rispetto ad un altro, per cui si tratta sempre di un valore relativo. Dunque, scrive Zalukar: “ne deriva che la questione dei codici “minori” (bianchi e verdi) se mal interpretata può essere fuorviante, se non addirittura pericolosa, poiché è proprio fra questi che si nascondono le insidie e i casi spesso più difficili da interpretare per il medico di Pronto soccorso.
“Sono proprio i codici bianchi e verdi a produrre più sinistri - sottolinea l’esperto -, quindi anche più morti evitabili, che non certo i codici gialli o rossi, che tutt’al più possono essere sopravalutazioni. Medici non opportunamente formati non possono ritenersi esaurientemente competenti nella diagnosi differenziale e nella gestione di tali criticità in ambiente ospedaliero. A tal proposito ci si chiede quale verifica sia stata fatta sulle competenze ed esperienze del personale medico e infermieristico della cooperativa a cui è stato affidato il servizio. Nella determina di affidamento si parla solo di personale “opportunamente informato”. Già: “opportunamente informato”, che è diverso da “specificatamente formato”.
Zalukar non risparmia neppure una stilettata all’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi: “L’assessore dichiara che la somma degli accessi complessivi di codici verdi e bianchi raggiunge l’85%, e che una buona parte di questi accessi, almeno la metà, potrebbe trovare risposte in altre strutture. Quali strutture? Forse si vogliono riesumare i Centri di assistenza primaria, tanto costosi quanto inutili? Sembra quasi si voglia ignorare che il Pronto soccorso è la prima struttura a subire il peggioramento-impoverimento del sistema sanitario pubblico: da un lato la carenza di letti in ospedale, dall’altra gli accessi in aumento perché i malati trovano sempre meno risposte sul territorio e quindi non sanno dove rivolgersi se non al Pronto soccorso, che è la prima linea e quindi la prima struttura ad essere colpita quando la sanità non funziona. Non servono quindi approcci estemporanei, soprattutto se a rischio di decremento della qualità dei servizi, serve una seria programmazione che riveda l’offerta sanitaria del sistema nel suo complesso”.

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