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Quanto è diffusa la variante inglese?

A livello nazionale la stima di prevalenza è pari a 17,8%. Nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa, probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi

Quanto è diffusa la variante inglese?

E' stata pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità la relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus SARS-CoV-2.

“Il risultato dell’indagine ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi”, spiegano dall’Iss.

A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta variante inglese è pari a 17,8%. Sono questi i risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Istituto e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali.

In Fvg il 3 e 4 febbraio erano stati selezionati per il test TermoFisher 48 campioni, sequenziati con tecnica NGS all'Area di Ricerca di Trieste. Da questi erano emersi 17 casi di variante inglese, nove da tamponi realizzati dall'AsuFc, quattro dall'AsFo, tre dalla Salus di Trieste e uno dall'AsuGi.

Per l’indagine, infatti, era stato chiesto ai laboratori di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. I test analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 Regioni e Province Autonome, ripartiti in base alla popolazione. Il risultato medio è in linea con quello di altre indagini di sorveglianza condotte in Europa.

Il range di prevalenze sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia determinata, probabilmente, da differenze nella data d'introduzione della variante stessa. È presumibile, quindi, che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo.

“La necessità di monitorare la prevalenza della variante deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un’attenta analisi – spiegano ancora dall’Iss - ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato”.

Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. “Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del Covid. La vigilanza deve restare alta, però, per individuare, come viene già fatto, quelle che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, sintomatologia o sensibilità nei confronti di vaccini e anticorpi, tenendo presente che questi ultimi possono essere, comunque, modificati per adeguarli alle versioni più pericolose”, si legge ancora nella relazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

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