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Sanità privata in crescita? Si rinnovino i contratti

La replica della Cgil ai dati di Assosalute: "Il settore fa utile anche a scapito degli stipendi dei dipendenti"

Sanità privata in crescita? Si rinnovino i contratti

"I servizi offerti dalla sanità privata hanno come obiettivo prioritario, comprensibilmente, il profitto degli investitori. E quello che possiamo dire con certezza è che buona parte di quel profitto è stato fatto grazie al lavoro di 300mila addetti, circa 2mila a livello regionale, che da quasi 13 anni non vedono rinnovato il proprio contratto". La Cgil replica così alle parole e ai numeri con cui Claudio Riccobon, presidente di Assosalute Fvg, ha illustrato ieri a Udine la situazione e le prospettive della sanità privata in regione.

La risposta, affidata alla segretaria confederale Rossana Giacaz e a Orietta Olivo, numero uno della Funzione pubblica Cgil Fvg, è l’occasione per ribadire le ragioni della lunga vertenza contrattuale che vede contrapposti i lavoratori del settore e le principali organizzazioni datoriali del comparto, Aris e Aiop. "La trattativa – spiegano Olivo e Giacaz – era ferma solo perché Aris e Aiop, disposte a trattare sulla parte normativa, non volevano cedere sulla parte economica. La mobilitazione dei sindacati, fino alla dichiarazione di sciopero per lo scorso 20 settembre, ha consentito di far ripartire il tavolo, riaperto anche grazie all’impegno del ministro Speranza e dei vertici della Conferenza Stato-Regioni. Se il lavoro è lavoro, pubblico o privato che sia, come giustamente sostirne il presidente regionale di Assosalute, è giusto che vada adeguatamente remunerato, senza che le strutture private continuino a fare utili a scapito dei propri lavoratori".

Quanto alle critiche dei sindacati sulla crescita del ricorso ai privati, prevista dal recente ddl 70 approvato dal Consiglio regionale, la Cgil ribadisce di non demonizzare il privato: "Nessuna demonizzazione – concludono Olivo e Giacaz – ma solo la convinzione che il privato debba continuare a svolgere un ruolo complementare e non sostitutivo a quello della sanità pubblica. Aumentare dal 4 al 6%, come ha fatto la Regione, il budget destinato alle prestazioni in convenzione, in un momento di stop delle assunzioni, ha invece il sapore di una delega. Quello che chiediamo all’assessore è di confermare e rafforzare l’attuale perimetro del servizio pubblico, a partire da una indispensabile politica di assunzioni per far fronte ai vuoti di organico, contrastare in modo efficace l’allungamento delle liste di attesa e l’aumento della migrazione sanitaria verso il Veneto".

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