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Trieste, ora è ufficiale lo stop alla nave-ospedale

"La guerra al Covid-19 non è ancora finita" ha detto il direttore AsuGi Poggiana, precisando che l'Azienda è al lavoro per trovare soluzioni alternative per gli anziani positivi

Trieste, ora è ufficiale lo stop alla nave-ospedale

Ora è ufficiale: a Trieste non arriverà la Gnv Allegra, il traghetto destinato ad accogliere i pazienti Covid. La comunicazione nel corso dell'audizione direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), Antonio Poggiana.

"L'utilizzo della nave avrebbe semplicemente costituito uno strumento per raggiungere un fine. Non siamo partiti da questo obiettivo specifico, ma dall'analisi di una necessità diventata particolarmente forte a causa della drammatica evoluzione dell'epidemia in un territorio complesso come quello di Trieste, soprattutto per quanto concerne gli anziani. Sarebbero andati bene anche un aereo, un albergo o qualsiasi struttura caratterizzata dai requisiti necessari per mettere in sicurezza gli anziani positivi al Covid-19 che, in determinati ambienti, non potevano più usufruire di un'assistenza adeguata", ha detto Poggiana.

"Inizialmente - ha aggiunto Poggiana - avevamo reperito 80 posti letto nell'Ospizio Marino di Grado che ci aveva concesso i suoi spazi. Tuttavia, a sole 24 ore dall'inizio dei trasferimenti, la struttura convenzionata ha ritirato la disponibilità. A quel punto, abbiamo dovuto arrangiarci perché diventava urgente trovare una struttura da 160-180 posti (caratterizzata da percorsi sicuri, zone di vestizione e spazi di isolamento con entrata e uscita sorvegliate), perché la carenza di operatori sanitari non consentiva di frazionare gli spostamenti tra luoghi diversi. In precedenza, infatti, le realtà ospedaliere e la collaborazione con quelle private avevano consentito di arginare un problema che la crescita esponenziale dei casi aveva però reso insostenibile, costringendoci a prendere una decisione immediata come già fatto un paio di settimane prima per i reparti di Terapia intensiva".

La richiesta di audizione era stata presentata dal consigliere regionale Roberto Cosolini (Pd) che, in sede introduttiva, aveva formulato "la madre di tutte le domande, visto che l'ipotesi di utilizzo della nave Gnv Allegra, allora ancorata nelle acque del porto di Napoli, era stata attribuita a decisioni di ordine di tecnico e sanitario. C'è la volontà di capire se sia stata riscontrata la presenza sul natante di tutti i requisiti richiesti, anche rispetto la disponibilità offerta degli alberghi locali, e se, in fase decisionale, siano state valutate competenze professionali nel campo della Geriatria e della gestione di anziani colpiti da problemi cognitivi". Infine, da parte di Cosolini, un quesito secco anche alla luce del recente cambio di rotta. "È mancata l'intesa economica - ha chiesto - o sono state altre le ragioni che hanno impedito i trasferimenti, lasciando comunque in piedi le promiscuità?".

"In seguito alla relazione prodotta dagli ingegneri dell'ufficio tecnico - ha precisato Poggiana - erano stati valutati anche l'hangar del Molo IV, il palasport di Chiarbola e le aree già presenti a Cattinara. Alla fine, però, ci siamo ritrovati con un potenziale di 123 posti letto complessivi, frazionati tra sedi diverse, per una spesa di 8 milioni di euro e circa 70 giorni di tempo per l'allestimento. Una prospettiva non idonea. Per quanto riguarda gli alberghi - ha aggiunto - abbiamo incontrato i rappresentanti di categoria, auspicando un massimo di tre hotel messi in sicurezza, caratterizzati da arredamento idoneo e almeno due ascensori. Tuttavia, la risposta è stata negativa a causa dell'enorme investimento da affrontare per le proprietà a fronte di tre mesi di occupazione garantita. Così, non si sono sentiti di fare un'offerta e neppure le altre strutture convenzionate potevano garantire i posti necessari. È stato quindi riservato loro il ruolo di filtro, come avviene tuttora. L'idea della nave - ha concluso il rappresentante di Asugi - era arrivata anche alla luce delle esperienze positive dei miei colleghi genovesi e, quando le percentuali di contagi si sono riallineate e la quantità di letti necessari ridotta, è venuta meno".

Nel corso del dibattito, che ha lasciato spazio anche a quesiti con successiva risposta scritta, il consigliere Furio Honsell (Open Fvg) ha invitato a limitare "le analisi dei dati alla sola zona urbana di Trieste e non alla sua provincia, considerate le atipicità locali". Inoltre, ha chiesto indicazioni "riguardo le prospettive logistiche post emergenza e se, alla fine, l'Ospizio Marino abbia costituito l'unica opzione vagliata".

Il pentastellato Andrea Ussai, invece, ha espresso l'auspicio di sapere da chi fosse stato composto "il team di esperti che ha valutato l'ipotesi della nave, anche alla luce delle ridotte dimensioni delle cabine che avrebbero reso problematica non solo l'installazione degli arredi specifici, ma anche l'operatività del personale". Il rappresentante del Movimento 5 Stelle ha inoltre chiesto chiarimenti riguardo "il progetto a lungo e medio termine per la collocazione degli anziani, il motivo dell'alto tasso di positività nelle grandi strutture private e i percorsi specifici riservati ai Covid positivi asintomatici".

Il direttore dei Servizi sociosanitari di Asugi, Maria Chiara Corti, ha infine offerto una dettagliata cronistoria dell'evoluzione dell'epidemia in Fvg con particolare attenzione al capoluogo giuliano e alle residenze protette. Un'evoluzione iniziata con la prima positività riscontrata il 1 marzo e proseguita con i 67 tamponi effettuati nel corso della prima settimana per 24 positività riscontrate tra i pazienti sintomatici. "L'11 marzo - ha ricordato - hanno iniziato a operare le Unità speciali di continuità assistenziale per le gestioni domiciliari nelle case di riposo, mentre il numero massimo di tamponi è stato eseguito tra il 13 e il 20 aprile (1.054 complessivi) con 200 positività che, nelle settimane successive, sono scese rispettivamente a 64, 59, 62 e 46. Il maggior numero di decessi si è verificato nei primi diciotto giorni di aprile, quando le aree di isolamento non sono risultate efficaci al 100%. Ecco, perciò, la necessità di identificare una struttura unica per proteggere gli ospiti negativi e dare sollievo agli operatori, provocando un vuoto sanitario negli spazi da sanificare e sterilizzare velocemente".

I dati, aggiornati alla mezzanotte di ieri, indicano attualmente 186 ospiti positivi nelle residenze e dieci nelle Rsa, oltre a 46 operatori. "In assenza di nuovi focolai - ha concluso Corti - persiste un fabbisogno di 70-80 posti letto in Rsa per Covis positivi vecchi e nuovi, più altri 120 per guariti e incerti. Sono in fase di identificazione grandi strutture residenziali per l'ingresso di nuovi ospiti o il reingresso di quelli ospedalizzati non Covid. La situazione è sotto controllo, ma non abbiamo ancora vinto la guerra".

IL PUNTO SULL'EMERGENZA A TRIESTE

"Siamo ormai al quarto mese di guerra contro il Coronavirus, una guerra che non è ancora finita e dove in prima linea ci sono le Aziende sanitarie e Asugi è una di queste". È una delle premesse che hanno caratterizzato l'audizione del direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), Antonio Poggiana, in sede di III Commissione consiliare presieduta da Ivo Moras (Lega), così come richiesto da Walter Zalukar (Misto) e altri consiglieri regionali che volevano conoscere il numero di contagi da Covid-19 negli stabilimenti ospedalieri di Trieste ma anche nelle case di riposo per anziani, le azioni adottate (e le relative motivazioni) da Asugi a protezione di degenti, personale e loro familiari e, in particolare, il perché si è deciso di ricoverare malati da Covid-19 anche all'ospedale Cattinara e non solo all'ospedale Maggiore.

Tra gli auditi, insieme a Poggiana, anche il direttore sanitario di Asugi, Adele Maggiore, i responsabili della struttura complessa Pronto soccorso-Medicina d'urgenza e del dipartimento dell'Emergenza, Franco Cominotto e Umberto Lucangelo, con il vicegovernatore Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, a illustrare la visione politica.

"La storia dei contagi a Trieste - ha ricordato Maggiore - è iniziata con la paziente 1 il 6 marzo scorso, quando una signora anziana ospite di una casa di riposo è stata ricoverata per altre patologie. Scoperta l'infezione da Coronavirus, è stato immediatamente riorganizzato l'assetto ospedaliero stabilendo che i malati da Covid-19 andavano curati nei reparti del Maggiore. L'11 marzo è stata istituita l'Unità speciale di continuità assistenziale (Usca) per attività di contenimento della diffusione dell'infezione nelle residenze triestine per anzianI".

"Con il primo caso abbiamo adottato percorsi interni codificati - ha aggiunto Cominotto - identificando aree rosse per pazienti Covid, aree grigie per pazienti con probabilità bassa di essere stati contagiati, aree bianche per persone non Covid, oltre alla successiva predisposizione di aree filtro per gli accessi ai reparti. I sintomi ci hanno guidato solo in parte perché abbiamo scoperto sulla nostra pelle che molti possono essere asintomatici, tra i quali anche noi sanitari".

"Sono da 25 anni un rianimatore - ha fatto sapere Lucangelo - e devo dire che una situazione di questo genere, tanto sotto il profilo clinico quanto emotivo, non l'avevo mai vissuta. Quando una situazione è conclamata, è facile da gestire, ma quando non è conclamata è tutto più difficile. Abbiamo avuto pazienti che, a fronte di 4 tamponi negativi, sono poi risultati essere ancora incerti. Questo significa che non ci sono solo casi bianchi o neri, ma abbiamo anche situazioni di infinite sfumature di grigio".

Dai quattro professionisti si è poi appreso, a vario tiolo, che a Trieste il tasso di incidenza del contagio è del 4,8 per mille abitanti contro l'1,8 della media regionale. Il perché può essere trovato nella configurazione urbana e nel numero di persone per chilometro quadrato: con i suoi 1.103 abitanti per chilometro quadrato, il capoluogo giuliano p al quarto posto in Italia come densità abitativa (Pordenone 70, Udine 79), perciò va da sé che il distanziamento sociale è più difficile da garantire, distanziamento che ha dimostrato di essere fondamentale nella lotta alla diffusione del virus. Oltre ad un aspetto di durata delle degenze, che ugualmente porta ad aumentare la possibilità di contagio.

Asugi - è stato evidenziato - si è trovata ad affrontare l'emergenza con profonde modifiche organizzative sia in area ospedaliera sia in area territoriale. L'ospedale Maggiore è stato individuato come nosocomio Covid e sono stati attivati 130 posti letto dedicati, è stata riconvertita la residenza sanitaria assistenziale (Rsa) San Giusto con 23 posti letto, la geriatria con 24, la riabilitazione con altri 24, la medicina clinica con 23, il reparto malattie infettive è passato da 12 a 17 posti letto ed è stata attivata la pneumologia semi-intensiva con 15 posti letto.

Dall'audizione è poi emerso che c'è stata la necessità di aumentare i posti letto di terapia intensiva, ma il punto non era tanto dove crearli quanto come rispondere a un bisogno assistenziale che poteva arrivare a necessità di intubazione e ventilazione più o meno invasiva. Quindi, il modello assistenziale che Asugi ha adottato è stato di mettere in stretta sinergia e in sole due settimane i reparti di infettivologia (17 posti letto), semi-intensiva respiratoria (15 espandibili a 25) e intensiva respiratoria (39, in aggiunta ai 15 già attivati in anestesia e rianimazione e ai 15 nella terapia intensiva di Gorizia). Ma non era possibile concentrare tutto all'ospedale Maggiore, dove già c'erano 130 posti letto Covid a media e bassa intensità. Non c'era spazio per altri 70 posti letto, ovvero quelli attivati al 12. e 13. piano dell'ospedale di Cattinara, e dove far convivere tutti e tre i reparti.

"E' un modello - ha sottolineato Poggiana - che manterremo per cautela quale previsione di un possibile utilizzo futuro, anche perché questa guerra non è finita". Sulla questione dei tamponi, il direttore ha poi spiegato che "da parte di quasi tutti i virologi è considerato l'unico test diagnostico, non di screening, a cui si riconosce una sensibilità del 70%, il che significa che un tampone su tre è un falso negativo. Questi, tuttavia, sono gli strumenti non perfetti di cui ci si è potuto avvalere. Oltre al fatto che, all'inizio, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) diceva che andavano fatti solo ai sintomatici".

Altri numeri testimoniano che gli infettati da Covid-19 a Trieste sono stati a oggi 189, di cui solo due hanno avuto bisogno di ricovero; le ore di degenza sempre a oggi sono state oltre 15mila; per i dispositivi di protezione individuale (Dpi), il personale è stato formato su come utilizzarli, sono stati creati dei luoghi dove provarli e dei punti di distribuzione dei kit (la cui reperibilità iniziale non era facile in quanto prodotti da Cina e Corea, due Paesi che ne avevano molto bisogno), mentre la spesa aziendale per il loro acquisto risulta pari a 1,5 milioni di euro.

Prendendo la parola, Andrea Ussai (M5S) ha posto domande sulle tempistiche e sulle disposizioni stabilite nell'utilizzo dei Dpi nella fase iniziale, sull'istituzione dell'Usca non prima di metà marzo, sul protocollo di sicurezza per gli operatori e, soprattutto, su chi ne garantisce l'esatta applicazione.

Simona Liguori (Cittadini) si è soffermata sulle indicazioni e sulle azioni decise in particolare per le strutture residenziali per anziani, quali le precauzioni adottate dai gestori delle case di riposo, chiedendo inoltre come veniva valutato quanto accaduto nelle Rsa, soprattutto come agire affinché non riaccada, nonché quanti tamponi sono stati eseguiti agli ospiti di queste strutture.

Roberto Cosolini (Pd) ha affermato che finalmente sono emerse alcune spiegazioni sul perché delle criticità triestine, ma sono spiegazioni che andavano date da subito alla popolazione. La densità urbana c'entra, ma non è tutto. Trieste ha il 20% degli abitanti dell'intera regione e pesa per il 54% di tutti i decessi.

Furio Honsell (Open Fvg) ha chiesto quanto, di ciò che è stato pianificato oggi, resterà pro futuro attivabile immediatamente, dunque come si è pensato di agire per mantenere quanto creato per l'emergenza ma anche per non perdere gli spazi di altre patologie che restano indispensabili.

"Si è fatta finalmente chiarezza su diversi aspetti dell'emergenza", ha invece detto Zalukar, "ma siamo sempre all'opacità delle informazioni, manca una giornaliera presentazione dei dati contro la pandemia". Per lui, inoltre, il problema posto sui tamponi resta collegato ai troppi giorni prima di avere la risposta sulla loro negatività o meno, cosa che ostacola il tracciamento e un rapido intervento nei confronti dei soggetti positivi. Non convito, poi, si è detto della scelta di Cattinara e dei dati forniti sul numero degli infetti.

Facendo presente che tutto va contestualizzato, Riccardi, parlando dei professionisti e dei vertici di Asugi, ha fatto presente che "dovevano combattere un nemico sconosciuto ogni giorno e ogni giorno assumersi la responsabilità delle proprie scelte", un lavoro per il quale li ha ringraziati e"'per il quale - ha detto - bisogna avere rispetto", riferendosi alle polemiche sollevate in particolare da alcuni esponenti politici all'insegna di "un'organizzata tensione quotidiana".

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