Home / Salute e benessere / Udine dice no alle antenne 5G

Udine dice no alle antenne 5G

Il sindaco Pietro Fontanini ha annunciato lo stop all’avvio della sperimentazione in città in attesa di studi ed evidenze scientifiche che ne provino la non nocività per la salute della popolazione

Udine dice no alle antenne 5G

Per il momento e per il prossimo futuro Udine non ospiterà nessuna antenna 5 G. Il sindaco Pietro Fontanini, applicando il principio precauzionale sancito dall’Unione Europea, in attesa di studi ed evidenze scientifiche che ne provino la non nocività per la salute della popolazione e della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer, ha deciso di sospendere l’avvio della sperimentazione di questa tecnologia sul territorio comunal.

La Giunta ha espresso parere negativo riguardo l’estensione su tutto il territorio comunale della nuova tecnologia, promuovendo allo stesso tempo soluzioni tecnologiche sicure e a basso impatto ambientale e sanitario, in particolare nei luoghi maggiormente sensibili di permanenza continuativa delle persone più a rischio come scuole, ospedali, uffici pubblici.

ASUFC e ARPA attiveranno dei servizi, anche con l’ausilio del mondo accademico universitario, che promuovano un sistema di monitoraggio ambientale e sanitario in merito a possibili effetti indesiderati della tecnologia 5G sulla popolazione, per avviare un percorso di concertazione tra gestori degli impianti, enti competenti e cittadini.


A supporto della decisione, sono stati portati riferimenti legislativi e relazioni tecniche e scientifiche. 

È stata citata la legge quadro n. 36 del 22 febbraio 2001 sulla protezione dalle esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, nella quale si dettano i principi fondamentali diretti ad assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione; a promuovere la ricerca scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e attivare misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione di cui all’art. 130 del Trattato di Maastricht, poi ripreso dall’art. 174, par. 2, del Trattato di Amsterdam ed ora consacrato nell’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE); a promuovere le azioni di risanamento volte a minimizzare l’intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili.

La stessa legge prevede che il Ministero della Sanità promuova programmi pluriennali di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale e che le Regioni concorrano all’approfondimento delle conoscenze scientifiche, precisando che ai Comuni è assegnata la competenza dell’adozione di un regolamento diretto ad assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti allo scopo di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici. 

Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il 3% circa della popolazione è affetta da problemi di elettrosensibilità, per cui, trasferendo questo dato su Udine, i cittadini udinesi interessati a tali problemi già oggi potrebbero stimarsi sull’ordine di circa 3mila persone.

Si è citato quindi un documento dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), che afferma che gli attuali limiti di intensità dei campi elettromagnetici fissati in ambito europeo e italiano tengono conto dei soli effetti termici acuti, trascurando sia gli effetti biologici sia i problemi connessi alle esposizioni a lungo termine, soprattutto con riferimento alle fasce più vulnerabili della popolazione (es. neonati e bambini molto piccoli).

Una delle priorità presenti nel programma 2020/2024 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS consiste nella rivalutazione della classificazione delle radiofrequenze nella lista degli agenti cancerogeni per l’umanità a seguito dei risultati degli studi scientifici compiuti nel corso degli ultimi anni.

“Come Comune di Udine - ha proseguito il Sindaco - abbiamo il dovere morale, oltre che sancito dalla legge, di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici legati a nuove tecnologie, per le quali quindi non siano ancora disponibili dati relativi agli effetti sulla salute del cittadino. Dando parere negativo all’installazione delle nuove antenne abbiamo voluto salvaguardare la salute, sulla cui tutela non è ammesso alcun margine di dubbio”.

Nel dettaglio, il 5G si basa su microonde a radiofrequenze più elevate dei precedenti standard tecnologici, anche dette onde millimetriche, che comportano due implicazioni principali: maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le radiofrequenze vengono assorbite (in particolare i tessuti umani) e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessità di un maggior numero di ripetitori (a parità di potenza) per garantire il servizio. Queste radiofrequenze del 5G sono del tutto inesplorate, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una multipla e cumulativa installazione di nuove antenne che andranno a sommarsi alle Stazioni Radio Base ancora operative per gli standard tecnologici di comunicazione senza fili 2G, 3G, 4G e ai ripetitori Wi-Fi attivi.

In questa direzione va il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione europea, afferma come il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche” ed evidenzia agli Stati membri l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G.

Attualmente quasi duecento scienziati indipendenti, guidati dal professor Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello per una moratoria del 5G, mentre in Italia l’associazione ISDE Medici per l’Ambiente ha chiesto al Governo “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario”.

“In qualità di sindaco, e quindi di massima autorità sanitaria locale ho quindi deciso, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e del principio precauzionale sancito dal diritto comunitario e in assenza di evidenze scientifiche che dimostrino senza ombra di dubbi l’innocuità per la salute, di sospendere l’installazione di antenne a tecnologia 5G su tutto il territorio comunale di Udine”, ha concluso Fontanini. 

“Nella seconda metà del 2019 - ha precisato l’Assessore alla sanità Giovanni Barillari - abbiamo istituito una commissione speciale volta ad approfondire il tema dei rischi per la salute derivante dalla esposizione a radiazioni elettromagnetiche derivanti da antenne fisse (fino a 4G) per telefonia mobile e sono stati convocati in audizione rappresentanti di enti istituzionali: ARPA, Istituto Superiore Sanità, Epidemiologia oncologica del CRO di Aviano e dipartimento prevenzione Azienda sanitaria: la conclusione è stata che i dati di popolazione relativi all’esposizione dei nostri concittadini negli ultimi vent’anni non hanno mostrato aumento dei casi di tumore per anno nei friulani, giovani o adulti. Abbiamo applicato la stressa metodologia alla tecnologia 5G e abbiamo riscontrato che in pratica, al momento sono disponibili solamente modelli previsionali e proiezioni ipotetiche, tuttavia, nessun dato, nessuno studio di popolazione; pertanto, non potendo acquisire documentazione che potesse rassicurare o tranquillizzare sulla assenza di rischi per la salute, inevitabile appellarsi ad un precauzionale atteggiamento di prudenza e cautela a tutela degli udinesi”.

La stessa linea precauzionale è confermata da un documento del marzo 2020 del Parlamento Europeo sugli "Effetti della tecnologia 5G sulla salute umana”.

1 Commenti
renzoslabar

Siamo alle solite.
Il sindaco Fontanini continua nell'opera di creare una confusione per poi piazzare qualche colpo a effetto pro domo sua, come fece con la vicenda dell'elettrodotto interrato Udine-Redipuglia.
In quel caso cercava di blandire il gruppo del marxista-leninista di Tebaldi in corrispondenza d'amorosi sensi col Front Furlan.
Ebbi modo in seguito di poter parlare a Telefriuli ad una trasmissione dell'allora direttore Alberto Terasso "Operazione EFFE" sulla telefonia dei cellulari con la compartecipazione dell'assessore all'ambiente Croattini, del pediatra Canciani, di un valido professionista ingegnere delle telecomunicazioni Munisso e infine del rappresentante dei comitati regionale del NO a tutto Zorzenone.
Per ultimo nella tornata delle presentazioni il direttore Terasso disse: Però Riva ha avuto modo di dire che le 35 domande per le postazioni di antenne non sono troppe, anzi, sono troppo poche.
Ovviamente spiegai tecnicamente il perché e alla richiesta del direttore Terasso intervenne l’ing. Munisso che affermò la validità del mio ragionamento.
In teoria la trasmissione poteva essere chiusa lì ma ci sono dei riti da rispettare specialmente se previsti dal palinsesto.
Ora si ritorna da capo con il principio di precauzione brandito dal sindaco Fontanini.
Invito pertanto tutti a leggersi da pagina 27 a pagina 68 quanto scrisse il professore Franco Battaglia “Il Principio di Precauzione: precauzione o rischio?”
Lo potete scaricare al seguente indirizzo:
https://drive.google.com/open?id=1OVZevgMW9kpEUuASseHkGM-nes0TmYp8SGcH7eOrvT8
.
Inoltre segnalo quanto registrato nelle pagine de “il Friuli” al seguente indirizzo:
https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/guerra-delle-antenne-points--udine-perde-al-tar/2/140002
.
Mandi

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori