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'Follie al Principato', prima rappresentazione del Verdi di Trieste

\u0027Follie al Principato\u0027, prima rappresentazione del Verdi di Trieste

Il lavoro, riscritto da Domenico Carboni, è tratto dall’opera buffa di Jacques Offenbach 'L’île de Tulipatan' e sarà in scena da martedì 16 al 22 luglio

Follie al Principato è il titolo della nuova produzione in un atto che la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste metterà in scena da martedì 16 (con inizio alle ore 21.00) al 22 luglio.

Un lavoro inedito riscritto da Domenico Carboni, tratto dall’opera buffa di Jacques Offenbach L’île de Tulipatan su libretto originale di Henri Chivot e Alfred Duru. Maestro Concertatore e Direttore Takayuki Yamasaki, regia, scene e costumi di Andrea Binetti, Maestro del Coro, Francesca Tosi.

Una produzione sicuramente elegante, allegra e rispettosa dei canoni del “buon gusto”, nello stile tradizionale delle opere buffe di Offenbach: uno spettacolo, fresco, “estivo”, divertente, con della bellissima musica e assolutamente adatto a un pubblico da “zero a cento”.

La trama racconta in modo brillante, tipico del genere, le difficili vicissitudini che spesso ci sono nel rapporto genitori-figli e nello specifico l’esasperazione di Romboidal Gran Siniscalco nei confronti di sua figlia Ermosa (interpretata da Andrea Binetti), scatenata fanciulla, che detesta le bambole e qualunque frivolezza femminile preferendo tutto ciò che è rumoroso e assordante, comportandosi da autentico “maschiaccio”. Anche il Duca Cacatois XXII (Francesco Paccorini) non se la passa meglio in quanto suo figlio il Principe Alessio (Ilaria Zanetti) invece è rammollito, senza “spina dorsale” e si comporta da autentica “femminuccia”.

L’azione scenica si svolge all’interno del palazzo di Romboidal, dove fervono i preparativi per l’arrivo in visita del Duca che intende far sposare i giovani Ermosa e Alessio, ma “questo matrimonio non s’ha da fare”, in quanto “lei è un lui e lui è una lei”.
Gli altri personaggi in scena saranno Teodorina (Silvia Bonesso), Romboidal (Francesco Cortese) e Colibrì (Cler Bosco).

“Si sviluppo un inevitabile gioco di scambio di ruoli en travesti” – afferma Andrea Binetti – “che nelle convenzioni teatrali danno immediatamente vita a scene buffe al limite del grottesco. E in questo Jacques Offenbach era assolutamente geniale, era il Re della satira, del divertimento, del travestitismo e delle metamorfosi, un autentico mattatore teatrale che portava nelle sue opere le trasgressioni e le follie della classe politica e sociale del Secondo Impero francese. Ci troviamo in realtà davanti a un uomo moderno che, più di centocinquanta anni orsono, trattò seppur in modo leggero e grottesco la tematica della diversità di genere e la questione della “legge salica” per la successione del diritto al trono che era solo ad appannaggio di primogeniti maschi”.

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