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A Le Giornate della Luce è la volta di Luc Merenda

Prosegue a Spilimbergo il calendario del festival che omaggia gli autori della fotografia nel cinema italiano

A Le Giornate della Luce è la volta di Luc Merenda

Terza giornata a Spilimbergo con Le Giornate della Luce, il festival che omaggia gli autori della fotografia nel cinema italiano. Martedì 8 giugno alle 20.30 al Cinema Miotto, I Magnifici 6 - C’era una volta il western all’italiana: una panoramica sullo spaghetti western fatta attraverso le voci e i racconti di chi come Paolo Bianchini ne ha fatto la storia dirigendo dei film cult; come Fabio Testi, Liana Orfei e Luc Merenda che vi hanno preso parte come interpretazioni indimenticabili; come Blasco Giurato che ne ha curato la direzione della fotografia e con Steve Della Casa e Oreste De Fornari, storici del cinema e critici, che continuando a nutrire una passione viscerale per il genere, illustrereranno, assieme ai protagonisti, i tratti salienti di questa produzione cinematografica che ha segnato la storia del cinema a livello nazionale e internazionale.


Alcuni preferiscono chiamarli “western all’italiana”, in Giappone li definiscono maccheroni western e in Germania Italowestern. Tra tutti il termine più utilizzato è sicuramente spaghetti-western, coniato nella prima metà degli anni sessanta e in voga fino alla seconda metà degli anni Settanta. Un appellativo per definire un genere che diventò in tutto il mondo simbolo di un modo di fare cinema, di un periodo e addirittura evocava certe colonne sonore dalle sonorità inequivocabili. Inizialmente la denominazione ‘spaghetti western’ aveva un’accezione boriosa, dato dai critici stranieri al genere, per insinuare l’inferiorità dei film italiani rispetto ai western americani. Negli anni Ottanta però il prestigio del filone è cresciuto e oggi il termine non esprime più un sentimento spregiativo, anzi è sinonimo di film con un’identità ben definita e riconoscibile. In principio fu il successo di Per un pugno di dollari di Sergio Leone a tracciare la strada, un adattamento in chiave western di Yojimbo (Akira Korusawa, 1961).

L’interpretazione di Clint Eastwood e GianMaria Volontè, la colonna sonora di Ennio Morricone, le ambientazioni desertiche e i duelli all’ultimo sangue diventarono modelli da perseguire e crearono un vero e proprio stile con connotazioni forti e riconoscibili. Poi Sergio Corbucci, Mario Caiano, Giulio Questi, Duccio Tessari, Franco Giraldi, Enzo G. Castellari e altri ne hanno alimentato l mito.

A seguire, la proiezione di Goodbye Ringo, di Pere Marzo. Sono passati cinquant’anni dall’età d’oro degli spaghetti western. L’epoca in cui cowboy, indiani, artigiani, tecnici e artisti italiani e spagnoli vivevano in diversi luoghi della Spagna per creare, oltre a un’industria economica redditizia, un vero e proprio spazio immaginario. Esplugas City, un villaggio western costruito a 10 chilometri da Barcellona, è stato uno di questi luoghi dove è nato un culto autentico, come la saga di Ringo di Duccio Tessari, “Ognuno per sé” di Giorgio Capitani e “Yankee” di Tinto Brass. “Goodbye Ringo” è una riflessione sul cinema e su un’industria cinematografica che non esiste più. Attraverso testimonianze e rivisitazioni dei luoghi, si rievocano i ricordi di un’epoca ormai scomparsa.

Il festival Le Giornate della Luce è organizzato dall’Associazione Culturale Il Circolo di Spilimbergo con il sostegno di MiC, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Città di Spilimbergo, Fondazione Friuli e Friulovest Banca.

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