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Benvenuti nel 2020: anzi, nel... 1980

Nel 1980, tanto per cominciare, tutta Italia si accorge di una città chiamata Pordenone non per cronaca nera o motivi economici, ma per la pubblicazione di un album, 'The Great Complotto Pordenone'

Benvenuti nel 2020: anzi, nel... 1980

Ogni generazione ha il suo revival e ogni vent’anni – più o meno – si guarda non al decennio precedente, ma a quello prima (è un dato provato da numerosi studi). Seguendo la logica, dovrebbe quindi essere il momento di guardare al 2000, ma visto che il primo decennio del nuovo millennio non è ancora stato inquadrato - e poi, diciamocela, non partì proprio benissimo… - , più di qualcuno ha festeggiato il nuovo anno con un ironico ‘buon 1980’!

Quarant’anni di distanza sono tanti, e molto di quegli anni (cupi, con pochi soldi in giro, di ‘guerra fredda’ diventata ‘tiepida’...) è stato trasmesso più coi toni della leggenda che della realtà: o c’è qualcuno che forse preferiva, per dirne una, il Walkman di allora agli mp3 di oggi? Una verità indubitabile è che l’anno 1980 rappresentò per il Friuli, dal punto di vista musicale, una vera cesura tra ‘prima’ e ‘dopo’, l’inizio di un’epoca dove “tutto era possibile”, come ci avevano già spiegato gli autori-interpreti del musical Sweet Dream, presentato a Trieste poche settimane e dedicato proprio al decennio pre-caduta del Muro di Berlino.


Nel 1980, tanto per cominciare, tutta Italia si accorge di una città chiamata Pordenone non per cronaca nera o motivi economici, ma per la pubblicazione di un album,  The Great Complotto Pordenone, che per la prima volta mette assieme una pletora di formazioni dai nomi impossibili, cresciute nei due-tre anni precedenti attorno a un movimento musical-artistico-sociale che voleva trasformare la provincia in metropoli. Seguito dall’album IV3SCR, è l’apice di una scena da cui sono usciti i vari Ado Scaini, Fabio Zigante, Gianmaria Accusani e Davide Toffolo, tuttora attivi: seguiranno passaggi Tv sul canale nazionale, un ‘concerto di cartone’ a Londra (con tanto di arresto!) e il canto del cigno nell’83 col Complotto internazionale a Palmanova.


La provincia da questa parte del Tagliamento non stava a guardare. Già dal ’77 o giù di lì, a Gemona era attivi i Mercenary God, la prima formazione punk in Friuli, formata da tre giovanissimi ancora in scena – Edi ‘Kermit’ Toffoli, Louis Armato e Duilio Pontelli, che nell’80 iniziarono a incidere una manciata di brani pubblicati su album solo 20 anni dopo. Udine, intanto, bruciava (più o meno…) di creatività ed energia punk, di cui fu una delle capitali  italiane grazie a band come Toxical, Anathema, Shortage, Dioxina, Pravda, Tomahawk, Soglia del dolore e soprattutto Eu’s Arse, che nell’81 pubblicarono uno storico Ep autoprodotto e la cui fama superò l’oceano, come testimonia il musicista sudamericano visto in città anni dopo, con tatuato il logo della band udinese. O il fatto che la sala prove della ‘scena’ cittadina vedeva arrivare punk da tutta Europa per verificare se Udine fosse davvero ‘la capitale’.


Prima di diventare anche capitale di un altro genere, la dance, gli ’80 proseguiranno con la new wave di altre band a loro modo storiche, come i Detonazione (in discografia, anche un brano con un Piero Pelù pre-superstar), e di altre formazioni come i Cleverness, fedeli a un sound tornato di moda ovunque. Suonato da musicisti di tutte le età, come dimostrano i LDV, nati proprio nel 1980 col nome di La dolce vita e da poco più di un lustro di nuovo assieme per proporre la musica di quando erano ventenni, ma con maggior consapevolezza. “All’epoca – spiegano - era possibile portare avanti un discorso personale in provincia, esprimendo innovazione e rottura rispetto al passato. Noi abbiamo ancora entusiasmo, voglia ed energia di dire qualcosa, magari trasmettendolo pure alle nuove generazioni”.

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