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Easy Rider friulano, ma con un finale diverso

‘Pozzis, Samarcanda’ è un film che racconta il viaggio ‘estremo’ di un biker dal passato tormentato, che ha realizzato il suo sogno: 8mila km dal paesino di cui è l’unico abitante, all’antica città asiatica, in sella a un’Harley-Davidson del 1939

Easy Rider friulano, ma con un finale diverso

Tutti hanno visto almeno una volta Easy Rider, film culto per intere generazioni, diretto da Dennis Hopper nel 1969 e da lui interpretato con Peter Fonda: la storia di due biker in viaggio per l’America hippie in sella ai loro chopper, alla ricerca di un sogno di libertà che però finisce tragicamente per mano del lato più retrivo e violento dell’America di provincia. Ecco: con tutti i distinguo del caso e un finale decisamente migliore, Pozzis, Samarcanda, film di Stefano Giacomuzzi che racconta la storia di due improbabili amici legati da un unico obiettivo, può essere anche letto come una versione contemporanea e ‘friulana’ di quella storica pellicola. Non fosse altro per la presenza centrale della moto, anzi ‘la’ moto: una Harley Davidson del 1939.
Ultrasettantenne con un passato difficile, tormentato e turbolento, Alfeo Carnelutti – noto a tutti, non solo nell’ambiente dei motociclisti, come ‘Cocco’ – sogna da sempre di partire verso Est, dal paesino abbandonato della Val d’Arzino in cui abita da decenni, Pozzis. E che negli anni ‘90 fu al centro di un caso di cronaca nera (l’omicidio di una prostituta) con la condanna a 10 anni di carcere per il Carnelutti, sostenuto da tutto il mondo biker (chi ricorda le T-shirt ‘Free Cocco’?) e uscito dopo 8 per buona condotta, con l’intenzione di mettersi alle spalle quell’episodio della sua vita.

Cresciuto col mito Anni ‘70 della cultura biker americana, dopo varie esperienze di lavoro in giro per il mondo, un paio di matrimoni, un grave incidente e una malattia cronica (il morbo di Crohn, preso in ospedale) decide di cambiar vita radicalmente. Già nei primi ‘80 si trasferisce nel paese fantasma di Pozzis, alternando vita da eremita e motoraduni ‘senza legge’ in cui l’unica moneta di scambio è il Cocco dollar.
Laureato alla Bournemouth Film School in documentario e cinematografia, autore del suo primo lungometraggio a 19 anni, Giacomuzzi incontra per caso il Cocco nella ‘Repubblica libera di Pozzis’ e rimane affascinato dalla sua storia e dal sogno di partire verso oriente in moto. L’incontro tra due generazioni divise non solo da 50 anni di età fa accadere il miracolo: un viaggio donchisciottesco reso possibile grazie a una campagna di crowdfunding che permette di raccogliere i 3 mila euro necessari per l’impresa.
Il viaggio parte l’8 settembre 2018: in tutto 8022 km, toccando 9 stati dai Balcani fino a sfiorare la Cina per arrivare a Samarcanda, mitico crocevia di lingue e civiltà nel cuore dell’Asia, in sella ad una moto inadatta a un percorso così estremo, in mezzo a imprevisti anche drammatici, con il regista al seguito, su un furgone con la troupe cinematografica. Dopo 52 giorni, il Cocco torna a Pozzis a costruire moto e a tagliare legna per l’inverno. Giacomuzzi, grazie ai contributi di 315 sostenitori da tutto il mondo e il sostegno di Arlef, Fondo Audiovisivo e Film Commission regionali, inizia a produrre il film.
Finalmente arrivato sul grande schermo: al Visionario di Udine fino a mercoledì 4 agosto, dopo le anteprima a Lisbona e Ischia. Scritto, diretto e interpretato da Giacomuzzi e Carnelutti, accompagnato dalle musiche di Dario Moroldo, il film Pozzis, Samarcanda prodotto da Uponadream Studios è la storia di un viaggio sostenuto dalla forza di volontà (sulle strade dissestate della steppa, fare 20 km è come farne 200 su una normale!), su una moto autocostruita. “Non ha niente di originale, solo il motore - dice il Cocco -. Il resto l’ho fatto io ed è come cavalcare un cavallo: devi parlargli. In due facciamo 150 anni, ma quando sono in sella mi sento un ragazzino: siamo una cosa sola e senza di lei preferisco morire”.
Ma è anche e soprattutto la storia di un’amicizia sulla carta impossibile, che lo stesso biker sintetizza così, in una scena girata sulla piazza di Samarcanda: “La morale è che un vecchio ha bisogno di un giovane, e viceversa”.

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