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Ecco Cesare Cremonini, ripartono i grandi concerti

Giovedì 9 giugno al Teghil di Lignano prende il via la stagione all’aperto, dopo due anni di stop e restrizioni

Ecco Cesare Cremonini, ripartono i grandi concerti

Dopo i rinvii del 2020 e del 2021, finalmente tornano i grandi eventi: quelli senza il ‘conteggio’ degli spettatori, se non in base alla capienza della location. Rimandato già due volte, giovedì 9 allo stadio ‘Teghil’ di Lignano è atteso il tour di uno dei cantautori italiani più amati, Cesare Cremonini, che per celebrare i suoi primi 20 anni di carriera ha scelto un tour intitolato non a caso Stadi 2022.

Meno di una decina le tappe, con gli impianti più capienti d’Italia (San Siro e Olimpico di Roma, da 80 mila spettatori, e l’autodromo di Imola, che si ferma a 65 mila). Lignano sarà ancora una volta la ‘data zero’ (in tutti i sensi!) e Cremonini, dopo le prove dal 16 maggio nella sua Bologna, è arrivato martedì 31 nella località balneare, dove in una settimana è stato allestito il megapalco per il concerto.

Per l’artista sarà l’occasione di presentare dal vivo il nuovo album in studio 'La ragazza del futuro' e i successi che l’hanno reso uno dei cantautori più amati del panorama italiano contemporaneo.

“Ci sono poche cose come questa – ammette l’artista, attivissimo sui social - Aggrapparsi con le dita, che sono dieci, al pianoforte e accompagnare uno stadio intero che canta. #CremoniniSTADI2022 sta per arrivare ad abbracciarvi! Un nuovo tour negli stadi e un album di canzoni possono e devono offrire qualcosa in più rispetto a prima: io vorrei che i miei progetti fossero visioni e segnali capaci di aiutare la gente a raccogliere i pezzi smarriti e costruire insieme quello che chiameremo futuro”.

L’entusiasmo è condiviso da Luca Tosolini, il ‘boss’ dell’agenzia Fvg Music Live, ma anche della Eps Italia, che da più di 30 anni progetta e realizza grandi palcoscenici per i maggiori eventi in Italia. Tra i suoi allestimenti, gli storici Campovolo di Ligabue e il Modena Park di Vasco Rossi (“una bella esperienza: ho visto 30 minuti dalla cima del palco, poi sono scappato”, ammette). Pochi giorni fa era a Trento, per il ritorno live di Vasco (20 mila spettatori la prima sera, 120 mila la seconda nel prato ribattezzato Trentino Music Arena).

“Al Teghil saremo 28 mila: non è male se pensiamo a come eravamo un anno fa. Sarà l’estate del ritorno ai grandi numeri, ossia dai 1000 spettatori alla capienza piena: una grande cosa”.

Certo, i numeri non sono più quelli di anni fa, quando lo stadio di Udine ospitava concerti – di altri organizzatori – da 40 mila spettatori e oltre, anche se l’evento Jova Beach a Lignano promette di raggiungere quelle cifre. “Sarà decisa mente l’estate del ritorno agli stadi, ma per adesso – prosegue Tosolini – i 40 mila qui sono impossibili con le strutture che abbiamo, anche se per Udine ci sono contatti in corso. Paradossalmente, ora Lignano ha una capienza più alta del capoluogo, anche se è un campo ‘di provincia’. Siamo qui dal 2016, siamo stati seguiti molto dall’Amministrazione comunale, che ci ha permesso di arrivare ai numeri attuali, dopo lavori di ampliamento, partendo da 12 mila. Poi con Vasco, nel 2016, 2018 e 2019, siamo arrivati ai 28 mila”.

Se i numeri da record del passato, in regione, sono lontani – e quelli nazionali lontanissimi - , il Friuli quest’estate sarà di nuovo un grande palco, oltre che un affare per l’intero indotto.

“Per Blanco a Villa Manin abbiamo venduto 12 mila biglietti in meno di un’ora: un record! Anche i Maneskin, che vengono a Lignano con un altro organizzatore, sono arrivati ora al tutto esaurito. Forse gli eventi complessivi sono troppi, ma buona parte dei biglietti era già stata venduta uno o due anni fa: quelli di Cremonini, per esempio, addirittura dal 10 giugno 2019! La formula funziona e la Regione ci sostiene: nel 2019 a Lignano Jovanotti ha occupato 1.500 camere d’albergo solo per il suo staff, senza contare l’indotto. Musica e turismo è un binomio che funziona, un buon volano, e dopo due anni chiusi, nascosti e distanziati, speriamo sia la volta buona: fino a due-tre mesi fa non ci credevamo neanche noi…”.

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