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Il folk friulano, scoperta made in Usa

65 anni fa l’etnomusicolgo Alan Lomax venne in regione, a Ovaro e Resia, per registrare i canti di tradizione popolare ascoltati in un lungo viaggio attraverso tutta l’Italia

Il folk friulano, scoperta made in Usa

Senza le sue ricerche, la storia della musica sarebbe stata più povera. Non fosse altro per i dieci anni di documenti sonori raccolti tra gli Anni ’30 e ’40 nell’America dei poveri, sia bianchi che neri, a raccogliere la tradizione rurale che da un lato avrebbe dato origine alla rinascita del folk, dall’altro alla (ri)scoperta del blues, partendo da nomi come Jelly Roll Morton e Muddy Waters. Ma Alan Lomax, nato a Austin, Texas nel 1915, figlio del musicologo John A. Lomax - tra i pionieri della ricerca sul folklore americano e tra i fondatori dell’archivio sonoro della Library of Congress di Washington -, ha anche un altro grande merito: quello di aver raccolto e divulgato la tradizione popolare del Vecchio continente.
Nell’estate del 1954, 65 anni fa, Alan Lomax venne in Italia (finanziato dalla Bbc) con un pulmino, un registratore portatile e una quantità incalcolabile di nastro. Il ricercatore, tra i fondatori dell’etnomusicologia, attraversò la Penisola da Nord a Sud, come aveva già fatto nella sua nazione. Solo che stavolta, invece del Mississippi, dei Monti Ozark e degli Appalachi, andò alla ricerca delle tracce della musica popolare nella terra dei suoi antenati. Decenni prima del successo della ‘world music’ e dalla nascita dei canzonieri popolari, Lomax lanciò un ponte tra passato e presente, raccogliendo la musica e la storia di tradizione orale per inserirla, come già accaduto al folk Usa e al blues, nell’industria della cultura e dello spettacolo.
In pochi mesi raccolse più di 5 mila canti popolari italiani, registrando braccianti, pescatori, mondine, interi paesi di campagna e montagna: partì dalla Sicilia, a luglio, e il 18 settembre arrivò in Friuli, assieme ai collaboratori ‘locali’ Diego Carpitella ed Ernesto de Martino.  Le foto realizzate, custodite dall’Alan Lomax Archive, portano le date del 18 e 19 settembre, mostrano persone in posa, o ritratte durante le attività giornaliere – compreso, ovviamente, il canto - e sono state realizzate a Ovaro, a San Giorgio di Resia e in altre località ‘non identificate’ del Friuli.
Qui, l’etnomusicologo fece alcune delle scoperte più importanti del suo viaggio italiano. In particolare, la coesistenza di diverse culture, con un’enfasi particolare sulla componente slava. “Il Friuli – scrisse - è la regione della polifonia, delle voci aperte, liquide, che vanno lontano, mescolate in una dolce armonia e in una sequenza di accordi che sono entrambe incomprensibili per gli italiani più a sud, e soprattutto è la regione delle influenze culturali, linguistiche e musicali che giungono dall’Europa del nord”.  Alcuni dei brani registrati troveranno spazio su tanti album, come il famoso Folklore Musicale Italiano Vol. 1 - Registrazioni originali di Alan Lomax e Diego Carpitella, uscito solo nel 1973. Qui sono comprese ‘Tre villotte’ registrate ad Ovaro, un Canto di nozze per voci femminili di Resia e un brano per voci miste, violino e violoncello (nella variante locale, citira e bunkula) registrato sempre a Resia.
“È una terra amabile e fertile, dove c’è abbondanza di vino e di cibo – scrisse l’esploratore sonoro - dove innamorarsi è facile, dove la gente sta per molte ore nei caffè (sic!), unendo le voci (…) in lunghi, dolci accordi, con lacrime ubriache di vino e di piacere”. Un mondo ormai quasi del tutto scomparso, quello reso ‘immortale’ da Alan Lomax, che anche da noi, come negli Usa, raccontò una società in passaggio dal mondo agricolo a quello industriale: quella rurale, osteggiata dalla nuova classe media cittadina. Non troppo dissimile, in fondo, dal’epopea blues che poi arrivò a conquistare i palchi di tutto il mondo.

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