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L'accoglienza vista con gli occhi di Enea

Debutto in prima nazionale a Pordenone per 'Il viaggio di Enea', spettacolo che parla di migrazione proprio nei giorni caldi sul fronte profughi in città. Coinvolti anche gli studenti pordenonesi

L\u0027accoglienza vista con gli occhi di Enea

Il problema dell’accoglienza per una strana coincidenza si manifesta a Pordenone su due fronti, quello del mondo reale con lo sgombero del dormitorio dei migranti nel Bronx e il teatro dove ha debuttato con la prima nazionale “il Viaggio di Enea”, opera di Olivier Kemeid con adattamento e regia di Emanuela Giordano.

Un importante progetto formativo è stato avviato da gennaio per i ragazzi delle scuole medie, oltre 1200 gli studenti del pordenonese sono stati coinvolti in laboratori didattici organizzati dal teatro e tenuti dalla regista su, arti sceniche, regia e recitazione. Il percorso si è concluso il 20 aprile con la visione dello spettacolo al Teatro Verdidi Pordenone in esclusiva per i ragazzi delle scuole medie che hanno manifestato il loro apprezzamento con lunghissimi applausi. Al termine la regista ha risposto alle numerose domande degli studenti e ha evidenziato la coincidenza con i fatti odierni di Pordenone, sottolineando che il suo teatro non fa politica, e “il problema delle migrazioni – ha detto alla platea - è complesso e per risolverlo di certo non bastano l’accoglienza la pietà”.

L’opera di Kemeid, noto drammaturgo canadese, prende le mosse dalla sua vicenda personale, i genitori infatti sono emigrati dall’Egitto in Canada incontrando mille difficoltà nella ricerca di un mondo migliore. L’autore ha riconosciuto la sua storia nell’opera di Virgilio, l’Eneide, a cui si rifà in tutto e per tutto. Solo una cosa è nettamente diversa: nell’Eneide di Kemeid non ci sono interventi divini, Enea è solo, spaventato, tutto gli rema contro, fugge dall’orrore e interiormente lotta per non farsi prendere dal demone della vendetta, guidato da una viscerale necessità di sopravvivere e dal desiderio di trovare per il figlio una terra dove poter crescere in pace. In quest’opera non c’è spazio per la retorica né per il vittimismo. Kemeid con il suo Enea vuole trasmettere la speranza di costruire una convivenza civile e pacifica.

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