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Non si ride della morte. Oppure sì?

Il ‘Festival della canzone funebre’, il 2 novembre a Rivignano, esorcizza le paure con ironia e omaggio alla tradizione

Non si ride della morte. Oppure sì?

L’argomento, di per sé, non è ‘spettacolare’. Specie dopo la pandemia e nel mezzo di una guerra in Europa. Però, il Festival mondiale della canzone funebre, aldilà del nome da… scongiuri e la collocazione temporale, il 2 novembre (!), è un appuntamento famoso in tutta Italia e oltre, proprio per il tema. Il festival, a Rivignano durante la tradizionale Fiera dei Santi, non è solo l’iniziativa dissacrante della Associazione Musicisti Tre Venezie e di Rocco Burtone in particolare. E’ soprattutto la continuazione con un tocco di modernità dell’antica tradizione locale: il bal sul breâr, una celebrazione della vita nel giorno del ricordo dei defunti.

Il tema delle canzoni è ovviamente sospeso tra la vita e la morte: drammatico, quasi un esorcismo rock, o cantautorale, o ironico/cabarettistico. Sette i partecipanti, anche da fuori regione – Aberdeen Rail Station, All’ultimo momento, Bratiska, Fabrizio de Poi, Rosarubra, Soul Diesis, The Dead Flower Graves -, con titoli tra il serio e il faceto come ‘il blues del becchino’, Tango del riesumato, La dipartita di pallone. Ospiti speciali: Frizzi Comini Tonazzi, custodi di 45 anni di musica ironica, Giù col morale, giovani eredi del cabaret nero de I Gufi, e lo Spiritual Ensemble.

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