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Trieste vs Udine: a far ridere, i triestini sono sempre stati più bravi

In un’eventuale classifica dell’umorismo, noi friulani non saremmo messi benissimo

Trieste vs Udine: a far ridere, i triestini sono sempre stati più bravi

In un’eventuale classifica dell’umorismo, noi friulani non saremmo messi benissimo. I comici da queste parti – al netto dei barzellettieri - non abbondano, tranne i soliti, rodati nomi e qualche occasionale fenomeno, sempre legato però a un uso stereotipato della nostra lingua e delle nostre virtù (vizi, per qualcuno). Non deve sorprendere dunque se da Trieste ci sorpassano ampiamente anche nella capacità di far ridere, come dimostra il successo di una striscia quotidiana trasmessa da un paio d’anni sull’emittente giuliana Telequattro, ‘Macete’. Protagonisti principali: Maximo, al secolo Massimiliano Cernecca, che mette le sue eclettiche doti di musicista e di indispensabile spalla a disposizione del trasformista Flavio Furian, esilarante nel calarsi nei panni di un Trump triestinizzato (“muli, xe ciodi rusini” è il suo grido di battaglia), del rapper dislessico Tepano, della leggendaria ‘Boba de Borgo’ e molto altro.
Un successo, quello di ‘Macete’ (nel senso di ‘piccole macchie’…), confermato anche da alcuni spettacoli estivi sold out a Trieste e Gorizia e dalla presenza in rete di una serie di video, come l’ormai storica versione triestinizzata del classico dei Queen, diventato ‘Bohemian raznici’. Il passo successivo non poteva che essere la satira (bonaria) anti-furlana: e così è nato il personaggio di Gelindo Piccinin, speaker di Radio Tavagnacco International (sic), interpretato da Furian mettendo soprattutto “l’accento sull’accento”. Camicia a quadri vecchio stile, circondato da bandiera del Friuli, foto di Zico, bottiglia di vino e un’attrezzatura a dir poco antiquata, il personaggio è una irresistibile parodia dell’idea stessa di friulanità vista dall’esterno. E dell’attrazione, da queste parti, per argomenti come disgrazie, funerali, cronaca nera… Il tutto senza mai superare i limiti del buon gusto o sfociare nel campanilismo da stadio, condito sempre da un witz che solo la Trieste dei teatri (e infatti i protagonisti escono dalla palestra permanente del Pupkin Kabarett) può esibire. Aspettando la risposta da questa parte del Timavo, ma anche la nuova stagione di Macete.



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