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A Nives Meroi il premio Gambrinus Mazzotti

Sabato 16 novembre sarà premiata con l’Honoris Causa l'alpinista tarvisiana regina degli 8mila

A Nives Meroi il premio Gambrinus Mazzotti

Sabato 16 novembre si concluderà il XXXVII edizione 2019 del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” per la letteratura di montagna, alpinismo, esplorazione - viaggi, ecologia e paesaggio, artigianato di tradizione e Finestra sulle Venezie e durante la cerimonia, che si volgerà a partire dalle 16.30 al Parco Gambrinus di San Polo di Piave, sarà premiata con l’Honoris Causa l’alpinista Nives Meroi, bergamasca d’origine ma tarvisiana d’adozione (vive con il marito Romano Benet in una baita alle porte di Tarvisio).

Nives Meroi, classe 1961, si è avvicinata all’alpinismo intorno ai 15 anni, e a 17 ha iniziato a salire le prime vie. A 19 anni ha incontrato Romano Benet, che da quel momento è diventato il suo insostituibile compagno di cordata e poi anche di vita.
Nella loro carriera hanno percorso alcune fra le vie più difficili delle Alpi, rendendosi protagonisti di imprese come la prima invernale al Pilastro Piussi alla parete nord del Piccolo Mangart di Coritenza e quella alla Cengia degli Dei, sullo Jof Fuart. Col tempo il loro amore per la montagna li ha spinti ad esplorare orizzonti sempre più lontani, a spingersi dove l’aria è rarefatta e, come dice Nives, “Ogni passo diventa uno sforzo di volontà”. Il loro è un alpinismo leggero e pulito, senza l’ausilio di bombole d’ossigeno, climbing sherpa e campi prefissati.
Ande, Himalaya, Karakorum. Un percorso fatto di grandi successi, come la salita, nel 2003, di tre Ottomila in soli venti giorni (Gasherbrum II, Gasherbrum I, Broad Peak), seconda cordata al mondo a realizzare quest’impresa e Nives, prima donna in assoluto. Oppure il loro “K in 2”, salito e disceso in cinque giorni, in completa solitudine. E ancora l’Everest, il Tetto del Mondo, scalato anch’esso senza ossigeno né climbing sherpa. E poi Lhotze, il Kangchenjunga… fino alla cima del Makalu, il 12 maggio 2016.

Sono quattordici i Giganti della Terra che Nives e Romano hanno salito fino ad ora. L’11 maggio 2017 hanno toccato la cima dell’Annapurna (8.091 metri). Meroi e Benet sono così la prima coppia al mondo ad aver scalato in cordata tutti i quattordici 8 mila metri, senza ossigeno e climbing sherpa, insieme, un passo dopo l’altro: il cammino di due solitudini unite in coppia verso la cima.

Nives e Romano vivono l’alpinismo come stile di vita e per loro forza di volontà, passione e umiltà sono i valori che portano al successo, mentre ogni sconfitta alimenta una la voglia di ricominciare. Perché a Nives, più che il risultato, è sempre interessata l'esperienza, l'esplorazione di se stessi in contesti diversi: “Il gusto della scoperta - ricorda - non è un piacere ormai perduto: basta girare l'angolo per vedere l'altra faccia, quella nascosta e dimenticata della montagna”.

Ne Il volo del corvo timido, libro che Nives e Romano hanno scritto, edito da Rizzoli, raccontano l’ultima impresa, l’ascesa alla vetta dell’Annapurna. Ma il viaggio è cominciato molto prima, in un piccolo appartamento di Udine. Ricorda Romano: “Nives viveva in casa di mia sorella, ho scoperto che le piaceva arrampicare e così abbiamo cominciato a scalare insieme. Mi ha conquistato facendo bene un nodo”. E Nives gli fa eco: “Lui ha capito subito che gli poteva venire comodo una fidanzata che calzava gli scarponi chiodati”.

Il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” ha deciso di premiarla quest’anno con l’Honoris Causa perché lei e il marito sono stati una coppia esemplare, sia come sportivi per gli eccezionali risultati raggiunti, sia come amanti della montagna per come hanno saputo coltivare il rapporto con le cime in modo rispettoso e delicato.

Nelle parole di Nives e Romano c’è l’estrema sintesi del loro rapporto e del legame con le alture. “Sul manto bianco restano le sue tracce. È il mio soldato che va avanti”, dice Nives. “Lei è il carro con le masserie, arriva dopo ma arriva sempre”, le fa eco Romano.

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