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A Pordenone una settimana all'insegna della creatività

Al via la Design Week. Nel capoluogo gli scenari del futuro con Derrick De Kerckhove. Appuntamenti in programma fino al 18 marzo

A Pordenone una settimana all\u0027insegna della creatività

Si è alzato il sipario sull'edizione 2016 della Pordenone Design Week. La manifestazione organizzata dal Consorzio universitario cittadino e da Isia Roma Design, coinvolgerà oltre 200 studenti da lunedì 14 a venerdì 18 marzo. Nella giornata inaugurale, spazio alla visione del futuro che ha avuto come ospite d'eccezione il massmediologo canadese Derrick De Kerckhove. Lo studioso, già braccio destro di Marshall McLuhan, ha dato uno spaccato per uno scenario di domani, davanti a un auditorium gremito.

Dopo l'introduzione e i saluti del direttore del Consorzio, Andrea Zanni, e del coordinatore di Isia a Pordenone, Giuseppe Marinelli, la parola è passata subito a De Kerkchove che ha tenuto una lectio magistralis.

Secondo lo studioso, il futuro – in particolare quello dell'Italia – deve passare dall'innovazione. Il nostro Paese è fermo al 34esimo posto in classifica per la percentuale di lavoratori creativi sul totale.  In particolare parte di queste colpe arriva dagli ostacoli all'innovazione, i cosiddetti “innovation blockers”. Si tratta di mancanza di cultura imprenditoriale, isolamento e la mancanza di collaborazione, incompetenza della pubblica amministrazione, fiscalità punitiva, mancanza di infrastrutture fisiche e digitali, poco dialogo tra start-up e grandi imprese.

Le strategie per ripartire, però, ci sono. E anche gli attori. In particolare secondo De Kerchkove è necessario puntare sui giovani, ai quali va dato modo di poter sviluppare progetti creativi.
Un percorso che passa anche dalla “teoria delle 4 C”, ideata da Henry Jenkins secondo cui la chiave per l'innovazione passa dal saper creare, circolare, connettersi e collaborare.Proprio sugli ultimi punti si basa la strategia per il domani. Secondo de Kerckhove è necessario stimolare l'intelligenza connettiva. E in particolare sostenere la collaborazione tra gli attori.
I giovani d'oggi sono già pronti, ma per il futuro è necessaria una spinta per la collaborazione interna, esterna, faccia a faccia e online.

La palla è poi passata a Pier Luigi Capucci, direttore di Noema, rivista sull'innovazione. Il futuro può migliorare grazie a nuovi concetti “smart” che vanno dalla casa all'agricoltura, passando per la mobilità e la manifattura. Con l'internet delle cose, gli oggetti sono connessi alla rete, creando così grandi possibilità per il futuro. Dalla domotica all'agricoltura intelligente, che permette una forte razionalizzazione del tempo e anche delle risorse (in particolare quelle idriche) necessarie per le coltivazioni.

Proprio l'agricoltura può essere un valore aggiunto per l'economia. Secondo Francesco Monico, direttore del dottorato T-note al Planetarium College di Plymouth, l'Italia potrebbe raggiungere un miliardo di consumatori in tutto il mondo, con prodotti agroalimentari di qualità e soprattutto attenti all'ambiente. Tra i cambiamenti ce ne sono anche di impensabili. Un esempio è il crowdfunding, che a breve potrebbe fallire. Secondo gli analisti il finanziamento dal basso potrebbe vedere il suo primo flop nel giro di poco tempo. Una metafora che secondo Monico è molto simile a quella del denaro, che da mezzo è diventato fine. Così questo strumento innovativo, sembra aver perso il senso che l'ha fatto nascere.

Il futuro passa ovviamente dal web, ma anche dalle opportunità che devono essere ancora sviluppate. I makers, secondo Monico, per ora hanno fallito perché non sono riusciti a creare qualcosa di veramente “disruptive”. Quello che potrebbe cambiare le vite di molti, però, riguarda la sanità. La medicina, afferma Monico, è l'ultima scienza puramente statistica. E ha grandi potenzialità per il futuro, in cui i dispositivi elettronici potranno incrociare dati per le diagnosi e ricevere il primo soccorso immediatamente grazie ad alcune app dedicate. Oltre a questo anche l'istruzione sta cambiando. Le grandi università sono in crisi, e Il 50% di queste istituzioni a breve dovrà cambiare strategia. Invece, ci sarà il boom delle piccole università di eccellenza che sono di fatto il futuro accademico.  L'esempio pordenonese di Isia Roma Design dà una prova concreta di questa ipotesi. Anche alla luce del fatto che la percentuale di ex studenti occupati è altissima.

 

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