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A San Vito rispuntano le tracce della porta di San Lorenzo

Nei lavori di pavimentazione di via Amalteo sarà lasciata una traccia visibile ma discreta di quella che un tempo era un antico e grande portone

A San Vito rispuntano le tracce della porta di San Lorenzo

Non smette di stupire il cantiere di riqualificazione di via Amalteo, storica strada del centro cittadino che in questi giorni ha fatto riemergere i tratti dell’antica porta di San Lorenzo, all’altezza del ponte Saetta, uno degli accessi principali di San Vito fin dai tempi di Michelangelo e Raffaello.

Il sopralluogo allo scavo del Sindaco Antonio Di Bisceglie, assieme al responsabile unico del procedimento Ivo Nassivera e al direttore dei lavori, architetto Paolo Zampese, ha permesso di constatare il ritrovamento e fare il punto sul cantiere. Per il Sindaco Di Bisceglie “si tratta di un nuovo rinvenimento che conferma le ipotesi formulate sulla pianta originaria di sviluppo di San Vito, ma al contempo consente di aggiungere nuovi particolari della vita d’un tempo della nostra splendida cittadina”.

Il direttore dei lavori, architetto Paolo Zampese, fornisce alcuni dettagli: “Il progetto per la dotazione delle reti tecnologiche e pavimentazione di via Amalteo ha individuato tre aree di interesse archeologico su cui indirizzare le verifiche esplorative prima delle lavorazioni previste, ovvero il sedime dell’antico convento dei Domenicani, la porta del borgo San Lorenzo e il sedime del rivellino/ponte levatoio della torre Raimonda”. Come metodo di approccio e nel rispetto della programmazione delle attività di cantiere, si sta procedendo preliminarmente allo scavo archeologico di ciascuna delle tre zone archeologiche, in modo che non si creino situazioni di ritardo ed ostacoli al programma definito con le ditte che operano in cantiere. Dopo lo scavo archeologico del convento domenicano, ci si è quindi spostati nella zona della porta del borgo San Lorenzo, dove via Amalteo interseca via Stazione.


Qui lo scavo archeologico ha ricercato e messo in luce le fondazioni della porta come da indirizzi della Soprintendenza. “Lo scavo è stato eseguito a cura dell’archeologo Alexiej Giacomini e sono emerse, a conferma, le basi della fondazione dell’antica porta - afferma Zampese -. L’indagine, condotta in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio FVG, in particolare con la responsabile di zona Serena Di Tonto, ha permesso di verificare l’attendibilità del disegno in nostro possesso e quindi di rimettere in luce il palinsesto della struttura”. Questo significa che nei lavori di pavimentazione di via Amalteo sarà lasciata una traccia visibile ma discreta di quella che un tempo era un antico e grande portone, che sormontava una via con una sezione ben inferiore rispetto a quella attuale. Sotto questo portone, di gusto rinascimentale, ci poteva passare un carro e una fila di persone. La Porta di San Lorenzo, di cui si sono perse le tracce architettoniche da oltre un secolo, risale alla prima metà del XVI secolo, quando il Patriarca Grimani (1489-1546) dispose importanti novità urbanistiche per San Vito, a partire dall’ampliamento della città murata, verso ovest, aggiungendo il borgo denominato San Lorenzo. Quasi un raddoppio del costruito presente tra le Torri che caratterizzano ancora oggi il centro storico.

Nell’operare tali trasformazioni intraprese una via di modernità, non più mura bensì terrapieni e bastioni in terra secondo l’orientamento militare di quell’epoca. La strada che fungeva da asse generatore del nuovo borgo, partiva dal Borgo Favria, la fossa era superata da un ponte in mattoni e prima dell’ingresso si edificò una porta in stile rinascimentale che nelle mappe del XVI secolo si identifica con la porta di San Lorenzo. Essa appare ancora presente nel catasto napoleonico e nel catasto austro-italiano, ma ai tempi nostri non c’è più traccia, probabilmente abbattuta a fine Ottocento. Infine, un progetto datato 1888, descrive delle sostanziali modifiche al luogo con ampliamento del ponte saetta. Tornando ai giorni nostri, lo scavo archeologico è già stato catalogato di ogni materiale, il sito è stato georeferenziato e documentato in ogni angolo, quindi ricoperto con geotessuto, sabbia e terra per assicurarne la conservazione.

In merito ai lavori di infrastrutturazione e pavimentazione di via Amalteo, allo stato attuale e cioè a inizio agosto, Zampese fa il punto: “La ditta incaricata dall’ITALGAS procede con gli allacciamenti delle utenze con l’impegno di completarli entro le prossime settimane in modo da permettere all’impresa incaricata dall’Amministrazione comunale di eseguire i lavori delle pavimentazioni, di preparare il sottofondo e gli ultimi allacciamenti elettrici. I lavori di posa delle pavimentazioni sono già iniziati e rispetteranno, nel mese di agosto e prime settimane di settembre, il seguente piano di lavoro: piazza Impastato, ponte Saetta, tratto iniziale di via Amalteo dal ponte saetta fino alla chiesa di San Lorenzo”. Per quanto riguarda la tempistica, l’intervento pubblico di via Amalteo
proseguirà anche nel mese di agosto, così da mantenere l’obiettivo di terminare entro la scadenza fornita ai residenti e cioè fine novembre 2020.

Cenni storici a cura dell’archeologo Giovanni Tasca
L’area sanvitese fu sempre, nelle diverse fasi della presenza umana in questo territorio, strategica per il controllo di due percorsi di grande importanza: quello che dal mare conduceva lungo la sponda destra del Tagliamento alla pedemontana e quello, trasversale al primo, che dalla Destra Tagliamento tramite i guadi sul maggior fiume friulano conduceva al Friuli centrale. La concentrazione e la distribuzione dei siti preistorici e protostorici e le abbondanti tracce romane confermano che in ogni epoca questo quadro, ovviamente con le caratteristiche proprie del periodo, fu attivo.

Il centro abitato di San Vito ebbe origine, in un punto spostato verso est di 1-2 km rispetto la grande concentrazione di tracce archeologiche, nella piena età medievale, con la fondazione di un castello. Ancora una volta la fortificazione sorge all’incrocio tra la via che da ovest conduce verso est con quella che da sud va verso nord. L’importanza del controllo di questo punto d’incrocio è dimostrata dalla rapidità della crescita di San Vito, la cui cinta muraria tra il 1200 e il 1400 si amplia più volte, accogliendo al proprio interno edifici man mano più importanti, fino alla sontuosa monumentalizzazione da parte degli Altan, nel corso del XV secolo, del palazzo sorto sull’antico castello.

Dopo la conquista veneziana (1420) e la successiva restituzione della città al patriarca di Aquileia (1454), San Vito dovette ai patriarchi Grimani una nuova espansione della cinta muraria, che ne raddoppiò la superficie con la grande estensione verso ovest. Come accaduto con le precedenti espansioni, anche in questo caso le cinte e le torri precedenti non vennero abbattute, ma vennero inglobate nel nuovo tessuto urbano: così l’attuale via Amalteo, che rappresenta il tratto terminale della via che veniva da Treviso, risultò compresa tra l’antica torre Raimonda e la nuova porta sul ponte Saetta, uno degli elementi caratterizzanti l’aspetto della città così come rappresentato nelle carte e nelle raffigurazioni del XVII e XVIII secolo.

Tutta la struttura del centro abitato è infatti caratterizzata da un imponente asse orizzontale rappresentato dal tratto urbano della strada da Treviso a Udine, che si allarga a formare l’attuale piazza del Popolo, e dall’incontro con l’asse verticale rappresentato dalle attuali vie Marconi e Altan, quest’ultima monumentalizzata dai Grimani con la torre d’ingresso che porta il loro nome e il rettifilo che uscendo da essa conduce verso Portogruaro e gli imbarchi per Venezia.

L’emergere, negli interventi di archeologia urbana seguiti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del Friuli Venezia Giulia nell’ambito dei lavori urbanistici, di tracce sepolte, come le fondamenta delle porte d’ingresso alla città o di altre strutture, è un elemento di notevole importanza, che integra le nostre conoscenze basate sul patrimonio storico architettonico esistente e sullo studio della documentazione disponibile. Si tratta di tasselli che, opportunamente letti e decodificati, consentono di leggere in modo più completo la storia della nostra cittadina e di comprenderne la struttura.

E’ auspicabile che la storia che viene così ricostruita possa trovare adeguata rappresentazione, quando i tempi dello studio lo consentiranno, anche nel Museo del territorio.

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