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Al via il recupero funzionale di Valle Mezzano in laguna di Grado

Oltre un milione di euro per un'operazione importante tras Grado e Marano

Al via il recupero funzionale di Valle Mezzano in laguna di Grado

Il Comune di Grado e la Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Friuli-Venezia Giulia hanno attivato un percorso progettuale condiviso per il recupero strutturale e funzionale di Valle del Mezzano in laguna di Grado, splendida valle da pesca di quaranta ettari, di proprietà del Comune, oggi abbandonata e in via di disfacimento.

Per questa prima fase la spesa complessiva è di 1milione e 600mila euro, dei quali 1milione e 130mila euro si riferiscono a uno specifico contributo regionale, a valere sull’Articolo 51 del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), mentre la differenza viene finanziata dal Comune di Grado con fondi propri. L’opera è, infatti, prevista nel Programma triennale delle opere pubbliche.

“L’iniziativa a titolarità pubblica - spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Grado, Claudio Gaddi – e si configura come un intervento quanto mai necessario e urgente, anche in considerazione del fatto che più passa il tempo, più l’entità dell’intervento e gli oneri di recupero e di messa in sicurezza sia del Mezzano sia delle valli limitrofe si fanno sempre più rilevanti”.

Terminata la fase di analisi e caratterizzazione dei sedimenti, prevista per legge e attualmente in corso, si partirà con il recupero strutturale e funzionale vero e proprio. Importante il carattere sperimentale e dimostrativo dell’iniziativa, ovvero sottolineare le potenzialità produttive e naturalistiche di strutture così recuperate.

Il progetto di riqualificazione è stato ideato proprio nell’ottica di coniugare attività produttiva, aspetti naturalistici e ambientali. Un esempio virtuoso di come sia possibile e necessario ridefinire l’approccio ai metodi convenzionali di allevamento ittico della vallicoltura tradizionale.

Sottolinea Gaddi: “Dobbiamo stimolare il dibattito e le energie locali per avviare, da un lato, forme di recupero e di salvaguardia strutturale del complesso vallivo, dall’altro, per catalizzare nuovi interessi economici su questo importante patrimonio”.

Per la stesura della progettazione iniziale, l’Amministrazione comunale si è avvalsa in questi mesi di un gruppo di lavoro, a titolo non oneroso, che ha visto la partecipazione del dottor Stefano Sponza, a supporto tecnico esterno del Comune, biologo ed esperto di valenze naturalistiche, del professor Emilio Tibaldi, professore ordinario di Zoocolture presso l’Università di Udine, del professor Stefano Covelli, professore associato di Geochimica Ambientale presso l’Università di Trieste, del dottor Nicola Bettoso, Biologo  marino presso l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, del signor Claudio Furlanut, esperto di vallicoltura e capo valle presso Valle Noghera e della geometra Daniela Toso, progettista esperta di interventi strutturali in ambito lagunare.

“Con questa iniziativa - continua l’assessore Gaddi - riteniamo si possa creare un volano di conoscenza, credibilità e buone pratiche che funga da traino e da riferimento per le altre realtà vallive della nostra laguna, in un’ottica di rilancio e promozione del settore. Le valli da pesca sono la componente più peculiare dell’Adriatico settentrionale, un sistema vallivo tra i più importanti d’Europa e del bacino del Mediterraneo”.

A fronte di una superficie complessiva di circa 1.700 ettari di valli tra Grado e Marano lagunare, più della metà delle superfici è oggi improduttiva, se non in totale abbandono. Le ragioni sono note: vanno dagli elevati costi di gestione e produzione, alla concorrenza del pesce allevato all’estero, alla difficoltà a fronteggiare le avversità

L’Assessore Gaddi infine ci tiene ad evidenziare quanto progetti come questi, che guardano al futuro, siano fondamentali, sottolineando inoltre come sia stato fattivo e costruttivo in questi mesi il dialogo con l’Amministrazione regionale, con l’Assessore Paolo Panontin prima e con l’Assessore Stefano Zannier adesso, che hanno sposato l’iniziativa e la visione strategica ovvero di un’acquacoltura integrata, sostenibile, competitiva, diversificata, che considera le interazioni con l’ambiente e utilizza le risorse in modo responsabile.

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