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Alla Base Usaf di Aviano il ricordo di Hiroshima e Nagasaki

Venerdì 9 agosto, a 74 anni dal bombardamento atomico, si rinnova l’appuntamento per dire no alle armi. In campo anche i Fridays for Future

Alla Base Usaf di Aviano il ricordo di Hiroshima e Nagasaki

In memoria di Hiroshima e Nagasaki. Anche quest’anno, come accade ormai da oltre 25 anni, diverse associazioni hanno organizzato per venerdì 9 agosto un sit-in davanti alla base Usaf di Aviano per ricordare il bombardamento atomico delle due città giapponesi – avvenuto, rispettivamente, il 6 e il 9 agosto 1945 - da parte degli Usa, che pose fine alla Seconda Guerra Mondiale “ma – ricordano i promotori - segnò l'inizio del potere dell’uomo di distruggere completamente ogni segno di vita nel nostro pianeta. Eppure c’è sempre stato un movimento contro l’atomica”.

“Ricordiamo che il 7 luglio 2017 è stato lanciato il Trattato Onu di Proibizione delle armi nucleari, ma la realtà politica e sociale dei vari Governi e Stati è preoccupata d’altro. Le armi (specialmente quelle nucleari) sono state sempre avvolte da segreti militari: le decisioni al riguardo sono lontane dalla nostra volontà e dalla nostra portata. Venerdì 9 alle 10 ci ritroveremo perciò davanti alla base statunitense, per ricordare questo terribile evento. Oltre a vari interventi, musica e canti, un’installazione dell’artista Guerrino Dirindin rammenterà con un totem il potere dell’uomo di portare vita ma anche morte e distruzione”.

Oltre alle adesioni di Beati i costruttori di Pace, Centro Balducci, Emergency, AnpiBilanci di Giustizia, quest’anno si segnala anche quella del comitato Friday For Future di Pordenone. “Un aspetto che viene spesso sottovalutato quando si affronta la tematica delle armi e, in particolare, le implicazioni che esse hanno nella società umana, è l’impatto sull’ambiente e sulla biodiversità”, spiegano i giovani attivisti. “Ingenti finanziamenti alle forze militari, che si sommano a quelli per i combustibili fossili, contribuiscono a deturpare il suolo, l’aria e le falde acquifere, con conseguenze e ripercussioni sulla vita e sulla salute umana. E se spesso i disastri ambientali sono l’effetto collaterale di operazioni ed esercitazioni militari. Succede anche, come testimoniano alcuni conflitti del passato, come la Guerra del Golfo, che danneggiare gli ecosistemi fa parte del piano di azione. E’ quindi necessario intervenire non solo per gli esseri viventi oggi, ma anche per tutti quelli di domani, che rischiano sempre più di trovarsi in un pianeta ferito e debole”.

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