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Di Meo infilza lobby e politici con la Freccia Nera

L’irriverente giornalista pordenonese, nel nuovo libro in edicola dal 12 luglio scritto con Piergiorgio Grizzo, ne ha per tutti. Ecco un brano

Di Meo infilza lobby e politici con la Freccia Nera

Ogni volta che parla (o scrive, come nella sua rubrica ‘Il dito nell’occhio’ su queste pagine) fa sempre rumore. Gigi Di Meo, irriverente giornalista pordenonese, non ha peli sulla lingua. E non ce ne sono nemmeno sulla penna di Piergiorgio Grizzo, free lance e scrittore,  che ha riportato sulla carta il Gigi-pensiero, sotto le insegne della ‘Freccia Nera’, il movimento che dà il titolo al nuovo libro e che punta dritto alle Regionali del 2018. Di Meo non è sceso in campo alle recenti Amministrative pordenonesi, ma Trieste è avvertita.  

In questo nuovo ‘flash book’ si toccano i grandi temi di questi di questi tempi, spaziando dal Friuli Occidentale al villaggio globale: il business dell’immigrazione, lo minaccia del terrorismo, le grandi opere idrovore di denaro pubblico, la ‘giustizia ingessata’ e, come al solito, i pensieri della signora Maria. Senza risparmiare considerazioni al vetriolo e gustosi retroscena sulle recenti elezioni amministrative 2016.

Il libro, edito da Luce e Scrittura, è atato presentato sabato 16 luglio nella sala consiliare del Comune di Cordenons, alle 21, e sabato 23 luglio al Bar Pashà di Pordenone, sempre alle  21. Venerdì 29 luglio, alle 21, in sala consiliare a San Vito al tagliamento, altro appuntamento con gli autori Uno show nello show.

Un brano del libro: Te lo do io il Far West
I soliti Soloni, buonisti, garantisti, profeti del ‘volemose ben’  lanciano anatemi contro chi, come il sottoscritto, di fronte al dilagare della criminalità, vorrebbe il pugno di ferro.
“Non possiamo trasformare questo paese in un Far West!”, dicono.
Ma signori, il Far West è  già qui!
Audi Gialle che sfrecciano in contromano sulle autostrade del Nord Est avanti e indietro sfidando apertamente le forze dell'ordine. Assalti alle ville, alle gioiellerie, ai distributori di benzina, perfino ai tabacchini. Banditi che prendono per i fondelli la polizia e tutto il nostro sistema giudiziario. Li senti nelle intercettazioni telefoniche che scherzano e se la ridono parlando di quanto sia facile in Italia farla sempre franca.  
Esportiamo, anzi facciamo scappare, cervelli e aziende e importiamo avanzi di galera.  
L'Italia per i criminali è il paese dei balocchi.  
Da non credere. Gli imprenditori, strangolati dalle tasse e dalla burocrazia, scappano in cerca di condizioni di lavoro più sostenibili e nel frattempo importiamo banditi. Per loro infatti le condizioni di lavoro sono ottime.
I competitors locali, cioè le nostre mafie e la nostra criminalità organizzata, più che delle strade ormai si  occupano di speculazioni immobiliari e alta finanza, quindi il territorio è a loro completa disposizione.
La nostra polizia fa meno paura dei boy scout; in tribunale per farla franca basta un buon avvocato, che sappia orientarsi nel garbuglio, anzi nella jungla, dei cavilli e delle procedure.
E se oggi ti beccano, domani sei di nuovo libero.
Per male che vada ti fai qualche settimana di custodia cautelare in carcere, ti riposi, perdi qualche chilo, fai nuove amicizie e poi ti danno i domiciliari o aspetti il processo a piede libero.   
Le bande dell'Est non credono a quello che vedono, si stropicciano gli occhi, si danno pizzicotti a vicenda. Nei loro Paesi prima ti buttano in galera e poi ti processano. Qui l'esatto contrario.
E ovviamente, in attesa di processo, nessun bandito che si rispetti se ne sta con le mani in mano.
La nostra polizia? Ma poveracci, cosa possono fare? I banditi sfrecciano sulle Bmw o sulle Audi da seicento cavalli, loro hanno la Seat Ibiza, che ha vinto l'appalto...
Ovviamente quando ci sono i soldi per fare benzina.
Di governo in governo, di taglio in taglio, tra un po' i nostri poliziotti torneranno a girare in bicicletta, come nelle commedie degli anni Cinquanta con Aldo Fabrizi e Totò. Magari in due: uno sul sellino e l'altro sulla canna.
Una volta nelle questure e nei commissariati c'erano i distributori interni, ora vanno a fare rifornimento con i buoni benzina centellinati.
A Roma negli ultimi anni le volanti sono passate da 180 a 30 per ogni turno, mentre i commissariati chiudono.
A Pordenone ci sono due sole vetture per turno per pattugliare il comune capoluogo, Porcia, Cordenons e Fiume Veneto. E' evidente che, se c'è meno controllo, la delinquenza va a nozze.
Il pericolo è che non si riesca più a garantire nel prossimo futuro un presidio costante del territorio e che si vada verso le uscite a chiamata come per i Vigili del Fuoco.
Ma il problema più sentito è probabilmente quello dell'invecchiamento degli effettivi, che a breve, se il trend non sarà invertito, rischia di rendere concreto lo spauracchio del “nonno poliziotto”, che qualche tempo fa campeggiava sui volantini e sui manifesti dell'Ugl Polizia.
Il governo Monti, per fortuna caduto prima di fare altri e ulteriori danni, voleva portare a 67 anni l'età pensionabile. Ma ve lo immaginate un poliziotto di quell'età, alle prese con problemi di pressione e diuretici per la prostata, a dover andare in pattuglia e a doversi confrontare, per bene che vada, con bulli di vent'anni prestanti e senza scrupoli? Sì, perché qui non si tratta di trasferire i veterani in ufficio e lasciare i giovani sulle volanti. Perché tra un po' di giovani in divisa da poliziotto non se ne vedranno quasi più e quindi, sia davanti al computer che sulla strada, ci saranno solo ultracinquantenni.

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