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I furbetti delle Ater hanno vita breve

Le storie. Curiose, commoventi, buffe, incredibili: quando le scorrettezze amministrative diventano vicende da raccontare

I furbetti delle Ater hanno vita breve

Di storie di questo tipo ce ne sono tante: curiose, commoventi, ai limite dell’incredibile. All’Ater non si fanno troppo pregare per raccontarcene qualcuna, ma è sempre la punta di un iceberg di una situazione che non può che dirsi rosea. “Non dobbiamo immaginare contesti simili a quelli che salgono agli onori della cronaca in altre regioni o nelle grandi città – spiegano alcuni dipendenti dell’ente -. La normativa del Friuli Venezia Giulia prevede controlli serrati e i ‘furbetti’ hanno vita breve”.
“Nella nostra zona gli inquilini che teniamo sotto controllo perché potrebbero commettere qualche irregolarità non sono più dell’1% – sottolinea Angioletto Tubaro, direttore dell’Ater di Pordenone –. Nei casi più complessi non agiamo da soli, ma coinvolgiamo anche le forze dell’ordine, l’azienda sanitaria, l’amministrazione comunale. Per esempio, secondo le ultime modifiche al regolamento di gestione dell’edilizia residenziale pubblica, l’assegnazione dell’alloggio decade immediatamente per i colpevoli di delitti di violenza domestica. Per fortuna questi casi sono rari, la maggior parte delle ‘scorrettezze’ è di natura amministrativa. Quella più diffusa riguarda lo sforamento dei limiti dell’Isee. Il massimo previsto per l’assegnatario è pari a 20.000 euro, ma, se per quattro anni consecutivi, l’indicatore del reddito del nucleo famigliare supera i 33.333 euro, la situazione cambia”.
“I furbetti? Di vicende di questo tipo ce ne sono alcune, non troppo diffuse, anche se, guardando meglio, quasi nessuno dei ‘colpevoli’ voleva palesemente imbrogliare, piuttosto non volevano rinunciare a una condizione comoda a cui ormai erano abituati – raccontano i dipendenti Ater –. Negli scorsi anni c’è stata la storia della signora anziana che aveva sul conto più di 400.000 euro, pur essendo assegnataria di un alloggio per il quale pagava l’affitto più elevato, 500 euro. Perché non se n’è mai voluta andare nonostante la disponibilità economica per comprare una casa che fosse solo sua? ‘Per non sobbarcarmi la fatica del trasloco’ ha risposto candidamente quando gliel’abbiamo chiesto”.
La maggior parte delle scorrettezze sono di natura amministrativa, ma non mancano casi più curiosi. Come quello del marito e padre di famiglia di origine sudamericana che ha tradito la compagna, italiana.
“Quando lei, che era titolare dell’assegnazione, lo ha sbattuto fuori di casa, lui non ha fatto altro che attraversare il pianerottolo e trasferirsi nell’appartamento a fianco. La sua amante, infatti, era la dirimpettaia. La ex, ferita e umiliata, ha denunciato la faccenda all’Ater e lui ha dovuto abbandonare la casa”.
Spesso sono i vicini, infatti, ad allertare l’Ater perché effettui le ispezioni, soprattutto quando in un alloggio transitano molte persone o facce diverse ogni giorno, oppure nei casi in cui si sospetta il subaffitto.
“Molti alloggi sono provvisti di garage – raccontano ancora all’Agenzia -. Ovviamente, chi non possiede l’automobile, può adibire lo spazio a deposito. Anni fa un italiano senza auto subaffittò il locale a un africano che gestiva un commercio di prodotti provenienti dall’Africa e che utilizzava il garage come magazzino delle merci. I vicini segnalarono la questione, ma l’italiano si trasferì di lì a poco in un altro appartamento non di edilizia popolare, lasciando all’africano il garage. Fu l’assegnatario successivo a trovarsi la magagna e a costringerlo a liberare il locale”.
I casi davvero eclatanti di occupazioni abusive, quelli che creano sdegno e preoccupazione e sono riportati tramite la stampa o la televisione nazionali, da noi si contano sulle punte delle dita.
“Un episodio si verificò un paio di anni fa nella zona della Bassa friulana. Una famiglia diede la disdetta per l’alloggio Ater perché era riuscita a comprare casa a poca distanza. Proprio per la logistica, il trasloco non venne fatto in un’unica occasione, ma un po’ alla volta. Quindi capitava che l’appartamento Ater rimanesse aperto senza inquilini all’interno”.
“Proprio di queste assenze approfittò una famiglia araba che si stabilì nell’alloggio in maniera abusiva. Uan situazione che si trascinò per qualche settimana, con la famiglia italiana che non riusciva a terminare il trasloco ed era obbligata a continuare a pagare l’affitto. Alla fine fu il sindaco a mediare tra le parti trovando una soluzione abitativa anche per la famiglia araba”.

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