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Il Covid-19 preferisce il clima mite

Pubblicati i primi paper scientifici sulla sensibilità del virus alle condizioni climatiche

Il Covid-19 preferisce il clima mite

In questi tempi di emergenza globale, oltre agli studi concentrati sulla natura e le caratteristiche del virus, vengono pubblicati i primi paper scientifici sulla sensibilità del ‘nemico invisibile’ alle condizioni climatiche. Nel tentativo di capire per quanto tempo avremo a che fare con l’infezione Covid-19, si costruiscono scenari basati su modelli matematici di diffusione del virus. Una delle possibilità evocate è che con il progredire della stagione primaverile, e a maggior ragione con l’avvento dell’estate, si possa assistere a una contrazione più decisa dei contagi. Il virus tenderebbe ad abbandonare, almeno temporaneamente, il campo di battaglia con il caldo. Ma è proprio così?
In parte forse sì. Una serie di studi di laboratorio, epidemiologici indicano la fondata possibilità che il virus SARS-CoV-2 apprezzi particolarmente il clima della fascia temperata. Nella propagazione dell’epidemia partita dalla regione cinese dell’Hubei si nota come i principali focolai di infezione si siano distribuiti lungo la direttrice est-ovest della fascia di latitudine compresa tra i 30 e i 50 gradi. Come contesto climatico ottimale all’avanzata dei virus è stato valutato un range di temperatura compreso tra 5 e 11 gradi e quantitativi di umidità assoluta nell’aria di 4-7 g/ m3. In generale un numero significativo di malattie infettive mostrano fluttuazioni stagionali nella loro incidenza, inclusi i Coronavirus umani, comportamento molto evidente nel caso delle influenze stagionali che hanno il loro picco nella seconda parte dell’inverno e il loro minimo in estate. I betacoronavirus come Mers-CoV e Sars-CoV, invece, non sono considerati stagionali. Difatti Ebola si è tranquillamente diffusa in Africa e l’influenza suina è partita dal Messico.

Il famigerato Covid-19, dai primi studi scientifici sembra avere comportamenti simili ai virus influenzali ordinari. E’ tuttavia presto per avere delle certezze, la ricerca è in corso e non possiamo ancora produrre statistiche consolidate. Un’analogia: la terribile ‘influenza’ Spagnola (1918-1920) si attenuò nella stagione estiva per ripresentarsi più aggressiva dopo la metà di agosto. Se, dunque, il virus è più vulnerabile a temperature rigide o elevate, l’attuale fase freddo può metterlo in difficoltà? Molto difficile, a fronte di brevi puntate notturne di poco sotto lo zero, le temperature diurne sulla pianura della nostra regione si attestano in questi giorni tra i 9 e i 12 gradi, valori ottimali per il Sars-CoV-2 secondo gli studi citati. Sarà invece interessante vedere cosa accadrà nei prossimi mesi con l’alternanza tra il passaggio caldo estivo e il successivo ritorno della stagione fredda, sempre che di freddo vero ormai si possa parlare per i nostri inverni!

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