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Monsignor Redaelli lancia un monito su ecologia e migrazioni

Alla Festa della Pace a Monfalcone, il presule ha ricordato la tragica fine di Vakhtang Enukidze

Monsignor Redaelli lancia un monito su ecologia e migrazioni

L’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Gorizia ha festeggiato nella chiesa di San Nicolò a Monfalcone la Festa della Pace. L’Omelia dell’Arcivescovo, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, ha toccato numerosi aspetti attuali, non ultima la morte del giovane georgiano al Cpr di Gradisca d’Isonzo.

“Dobbiamo essere consapevoli delle vicende del passato, se non altro per non ripetere gli stessi errori: l’ottavario di preghiera e riflessione per l’unità dei cristiani che si chiude oggi, è anche un’occasione per ricordarci che i cristiani spesso si sono divisi e combattuti e che tuttora sono separati – ha rilevato l’arcivescovo-. In fondo le divisioni della prima Chiesa di Corinto, di cui parla la seconda lettura, erano ben poca cosa rispetto a quello che sarebbe successo nei secoli seguenti, ma erano anche l’inizio di un dividersi, di uno schierarsi con riferimento ai diversi apostoli, invece che restare uniti in e con Gesù. Ma oltre a essere consapevoli del passato – e noi qui sul confine abbiamo tuttora un passato recente che pesa ancora... – dobbiamo domandarci che cosa chiede il Signore a noi, in questo preciso momento storico: come vivere il Vangelo della salvezza, dell’unità e della pace oggi? Come testimoniarlo? Come collaborare insieme a chi, con diverse sensibilità e responsabilità, si impegna o si dovrebbe impegnare per la pace, per la comprensione tra le persone, per la convivenza tra diverse lingue e culture, per l’accoglienza di chi è straniero e in difficoltà?”.

Un cenno anche alla ‘conversione ecologica’ citata da Papa Francesco. “Il rischio è che vada intesa come un invito ad adeguarsi alle problematiche su cui oggi l’opinione pubblica ha una certa sensibilità o persino di indulgere a una moda passeggera, magari per cercare facili consensi. Non è così. E vi indico una semplice prova: l’enciclica di papa Francesco dedicata alla “cura della casa comune” (questo è il sottotitolo), parla per ben 44 volte dei poveri e fa continuamente riferimento all’ecologia integrale che comprende tutte le dimensioni umane e sociali, dalla dignità della persona, al lavoro, alla salute, al superamento della povertà, alla pace, ecc. Comprendete che non si tratta solo di fare un po’ di raccolta differenziata o di limitare l’uso della plastica”.

Quindi il tema delle migrazioni. “Papa Francesco insiste molto su questo, non perché si tratta di una questione di moda (anzi, in questo caso, qualcuno consiglierebbe al papa e ai vescovi di non parlarne per non perdere il favore dell’opinione pubblica…), ma una questione di persone. Vorrei ricordare qui la persona morta qualche giorno fa nel CPR di Gradisca in circostanze che la magistratura sta verificando. Vi invito a pregare per lui e per i suoi familiari. Si chiamava Vakhtang Enukidze, un nome per noi difficile da pronunziare ma è giusto citarlo, perché quell’uomo non è un numero né genericamente un “migrante” o “straniero”, ma una persona con nome e cognome, con una sua storia, una sua dignità. E come ha affermato papa Francesco ieri «ogni storia umana ha una dignità insopprimibile» (Messaggio per la 34° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Non ho ovviamente elementi per entrare nel merito dell’episodio, solo mi domando se nella nostra nazione che non vuole e non deve rinunciare a principi costituzionali, ispirati a una visione cristiana e direi umana della dignità della persona, non si possano trovare leggi, disposizioni e modalità concrete per regolare il fenomeno dell’immigrazione in una maniera più giusta, generosa, prudente e attenta ai diritti e ai doveri di tutti rispetto a come avviene oggi”, ha concluso Redaelli.

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