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Otto associazioni unite per salvare l'appezzamento di 'Agnul'

A capofila Legambiente Monfalcone. Inviata una nota agli enti e alla proprietà

Otto associazioni unite per salvare l'appezzamento di 'Agnul'

“A Isola Morosini, immerso nel mare di mais, persiste un angolo di verde, un appezzamento abitato dalla famiglia Danelut per oltre 200 anni, prima in mezzadria e poi per diritto acquisito. L’ultimo erede, Angelo, ha reso nel tempo quell’angolo di terra un piccolo paradiso, ricco di animali e di piante ma che ora, dalla sua scomparsa avvenuta in tragiche circostanze il 24 giugno, è in pericolo”. Questo il grido di allarme su un appezzamento nella frazione di San Canzian d’Isonzo lanciato da Legambiente Monfalcone. “L’azienda La Gava s.p.a., proprietaria della Tenuta Isola Morosini S.S., sembrerebbe intenzionata a modificare radicalmente l’assetto dell’area, abbattendo il rustico, in avanzato stato di degrado causa incendio, e quasi totalmente il patrimonio verde, se si eccettuano una decina di alberi che l’Ispettorato Forestale, chiamato dal Comune per un sopralluogo al fine di rilasciare l’autorizzare all’abbattimento, ha ritenuto di dover salvare. Non si sa che fine faranno i ricoveri per gli animali e per gli attrezzi, che un tempo facevano di questi nuclei abitativi disseminati nel territorio l’essenza stessa del paesaggio agricolo della bassa pianura isontina, trasformato a partire dalla seconda metà del 1600 dalle numerose bonifiche succedutesi nel tempo”, racconta Legambiente.

“Pur non avendo la struttura di un bosco planiziale igrofilo, quale era quest’area, un tempo palude compresa tra il Renzita e l’Isonzato e alimentata da risorgive e rii, è comunque un ambiente naturale di pregio, che si configura quale una sorta di orto botanico ricco di biodiversità”, conclude Legambiente. Ma attorno alle piante e al verde persiste oramai anche un grande disordine, specialmente dopo la morte di Angelo. Una storia destinata a non concludersi nel breve periodo.

Nell’appezzamento si trovano attualmente, secondo le stime, almeno otto tigli, di età compresa tra i 70 e i 90 anni, uno dei quali è stato piantato dal padre di Angelo Danelut 87 anni fa, un grande albero di ginko biloba, due gleditsie, una magnolia, un platano, un pino domestico, una fitta boscaglia di bamboo gigante, degli allori policormici, e molti alberi da frutto tra cui alcune varietà antiche di interesse agronomico, ed ancora tre grandi noci, pruni, albicocchi, agrumi, noccioli e altri ancora. Tra le numerose piante di pregio, si ricorda un gelso centenario che, oltre ad essere riconosciuto come uno dei segni del lavoro e della sussistenza di un tempoa integrazione della scarsa economia famigliare, è anche una testimonianza storica: in questi luoghi infatti si appostarono le guarnigioni italiane durante la Prima Guerra Mondiale. Numerosi sono gli elementi della naturalità locale: olmi, farnie, salici bianchi e vari arbusti, che rendono quest’ambiente particolarmente rilevante in una distesa agricola monotona e banale, dove si stanno perdendo, assieme alle genti, alle case e alle acque, anche le ultime tracce del paesaggio agricolo e naturale originario, eroso dalla monocoltura circostante che ne ha devastato i segni.

La Regione FVG si è dotata di un Piano Paesaggistico Regionale ed ha inserito, tra le criticità che minacciano il paesaggio, l’Agricoltura intensiva che “… riguarda in particolare le aree di pianura dove le pratiche agricole si caratterizzano per la monocultura estensiva, vissuta come un elemento detrattore del paesaggio per diversi aspetti..”. Lo stesso P.P.R., riprendendo la legge 431/1985 (Galasso) estende la salvaguardia paesaggistica  ai corsi d’acqua, tra i quali il Renzita, per una fascia di 150 m dalla linea mediana dell’alveo, fascia nella quale  la particella in questione si trova inclusa.

“Nel Piano Urbanistico Generale Comunale (PURGC) queste fasce ricadono nelle zone E6/D di preminente interesse agricolo di decelerazione, nelle quali sono vietati fabbricati/costruzioni e, per quanto riguarda la vegetazione, è ammesso il taglio delle essenze arboree solo nel rispetto del ‘Regolamento per la Conservazione del Patrimonio Arboreo’, cosa che è avvenuta senza tener conto della prevedibile trasformazione paesaggistica”, prosegue Legambiente, “tanto che del caso non è stata coinvolta la Commissione paesaggistica comunale né, tantomeno, il Servizio Pianificazione Paesaggistica Territoriale e Strategica della Regione Friuli Venezia Giulia”.

Ci ha pensato Legambiente, sostenuta dagli amici di ‘Agnul’ che finora si sono occupati anche dei numerosi animali domestici che lì ci vivono, e da molte associazioni, inviando una segnalazione al Servizio Pianificazione PaesaggisticaTerritoriale e Strategica della Regione Friuli Venezia Giulia, all’Ispettorato Forestale Regionale, alla Stazione Forestale di Monfalcone, ed anche al Sindaco del Comune di San Canzian d’Isonzo e alla proprietà della Tenuta Isola Morosini, affinché si possa  aprire un confronto per trovare, nel rispetto delle attività agricole e produttive, “dei percorsi condivisi volti alla tutela dei valori presenti”.

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