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Per un friulano su 5 un matrimonio non basta

Inguaribili romantici. Nonostante le prime nozze siano state un fallimento, i nostri corregionali continuano a credere nell’amore e ci riprovano anche più di una volta

Per un friulano su 5 un matrimonio non basta

Il matrimonio piace così tanto ai friulani che si sposano più di una volta. Uno su cinque ripete il fatidico sì dopo un fallimento. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili al 2018, infatti, oltre il 21 per cento degli uomini e il 20 per cento delle donne si uniscono in matrimonio, a questo punto civile, almeno due volte se non di più. La speranza di trovare l’anima gemella non muore mai.
Considerando gli anni più recenti, c’è stato un lieve aumento dei matrimoni anche dovuto agli effetti del decreto legge 132 del 2014, cioè all’introduzione dell’iter extra-giudiziale per separazioni e divorzi consensuali e della legge 55 del 2015, ossia del “Divorzio breve”, che hanno semplificato e velocizzato la possibilità di porre fine al matrimonio in essere e, quindi, hanno consentito di risposarsi a un numero maggiore di coppie rispetto al passato.
Bisogna anche dire che un numero sempre maggiore di coppie sceglie di convivere per periodi sempre più lunghi prima di unirsi in matrimonio religioso o civile che sia.

La convivenza dipende dalla paura di legarsi per sempre, di assumersi responsabilità troppo grandi, di non avere ancora raggiunto una stabilità economica, né tanto meno, quindi, avere un lavoro sicuro, se non appagante. Da qui la condizione di precarietà del lavoro stesso e le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni.
Anche per questi motivi sono molti i giovani che protraggono la permanenza a casa di genitori quasi a tempo indeterminato. Ed è per questo che le prime nozze sono rinviate a data da destinarsi.
Questi motivi intervengono nella decisione di formare una famiglia e sono sempre più vincolanti sia per gli uomini sia per le donne. Il loro effetto è stato amplificato negli ultimi dieci anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha colpito in particolare l’occupazione giovanile sia in termini di diminuzione di occupati, sia di peggioramento della qualità del lavoro. La diminuzione dei tassi di occupazione dei giovani e la diffusa precarietà hanno senza dubbio contribuito a ritardare ulteriormente i percorsi verso la vita adulta e tra questi la formazione di una famiglia.  
La scelta di non sposarsi in chiesa, però, non dipende soltanto dal fatto che i matrimoni siano più di uno. Nel giro di quattro anni la percentuale di unioni religiose è scesa in Italia dal 57 al 50, nella nostra regione dal 40 al 33 per cento.
In Friuli Venezia Giulia sceglie ancora di sposarsi in chiesa, però, il 45 per cento dei residenti a Pordenone, scesi al 41 per cento lo scorso anno, ma ancora in testa alla classifica dei più religiosi. Segue Udine, passata dal 42 per cento al 34. Ultimi i triestini, passati dal 34 al 26 per cento. La percentuale di matrimoni civili è salita dal 60 per cento nel 2014 al 66 per cento nel 2018.
Nel 2018 ha scelto il regime della comunione dei beni quasi il 28 per cento degli sposi. L’età media al primo matrimonio è di 34 anni per l’uomo e di 32 per la donna, da qui si capisce perché si fanno figli sempre più tardi e sempre meno.
Nel 2018 la percentuale di matrimoni con almeno uno straniero è stata del 20 per cento.

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