Home / Tendenze / Quando la rete intrappola i più giovani

Quando la rete intrappola i più giovani

L’errore più comune? È quello di dare in mano ai bambini in età prescolare un telefonino o un tablet

Quando la rete intrappola i più giovani

Le sfide della morte ‘giocate’ sui social rivelano in tutta la loro drammatica realtà non solo il profondo malessere vissuto dalle nuove generazioni, ma anche l’assenza educativa di genitori non più in grado di fungere da modello. Adulti e ragazzini continuano a lanciarsi in presunte ‘prove’ dell’assurdo... Per provare esattamente che cosa?

In un universo in cui il confine fra reale e virtuale è diventato sempre più labile e in cui il significato di ‘sfida’, vita e morte si è tragicamente rovesciato, è necessario richiamare all’autenticità dell’esistenza concreta. “L’errore più comune è quello di dare in mano ai bambini in età prescolare un telefonino o un tablet, senza che i genitori comprendano in quale mondo si troveranno proiettati i loro figli” dichiara lo psicologo Iztok Spetič, consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Fvg ed esperto della tematica social e minori.


Secondo l’esperto, “è fondamentale che il genitore accompagni il figlio nell’utilizzo corretto e consapevole degli strumenti tecnologici. Per questo è sbagliatissimo mettere il bambino davanti a tablet, smartphone o altro pensando che surroghino l’attività di baby-sitting, come pure è sbagliato che il genitore resti incollato davanti al telefonino. Quale esempio potrà mai fornire in questo modo?”. Chi deve educare, deve per primo lui stesso fungere da modello credibile. L’esperto richiama le figure genitoriali a una precisa assunzione di responsabilità: “Lo dico e lo ripeterò sempre: è inaccettabile che i genitori non conoscano le password dei loro figli”.

Suggerisce, inoltre, alcuni comportamenti-guida. Primo: mai il telefonino in età prescolare. Secondo: il primo telefonino, a 11 anni, senza internet, deve servire solo per comunicare verbalmente (pratica che sembra del tutto rimpiazzata da chat, social e messaggistica anti-grammaticale e anti-linguistica). E come fare per whatsapp e altre piazze virtuali? “All’inizio si può fare usare il telefono dei genitori, in modo che il figlio capisca che può beneficiare di un margine di libertà ma coniugata al necessario controllo”. Terzo: tutti i device devono essere usati in ambienti della casa possibilmente condivisi.

“I genitori devono dimostrare di avere dimestichezza con i mezzi tecnologici, di essere consapevoli e digitalmente competenti. Molte volte, purtroppo, gli stessi genitori fanno usi impropri e altrettante volte spingono i figli a esibirsi in balli e canti sulle piazze virtuali. In questi casi sono i genitori ad avere estremo bisogno di aiuti specialistici per riscoprire, o forse capire, qual è il ruolo genitoriale, che non è affatto riducibile a un ruolo paritario con i figli”.

Spetič confida che la parte buona dei social e della tecnologia - quella, per intenderci, che permette di mantenere le relazioni con parenti e amici, come pure la parte della didattica integrata – possa rappresentare il futuro dal volto umano di una realtà che deve restare ancorata alla vita concreta per farci riscoprire che le prove e le sfide non sono certo quelle propagandate sulle piattaforme. Per questo si deve ritornare protagonisti e padroni dei social e della tecnologia, non vittime né succubi di ‘stritolamenti’ mortali. Per il corpo e per la mente. Gli psicologi possono insegnare come salvarsi.

0 Commenti

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori