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Questione di orientamento

I giovani devono decidere avendo ben presente il futuro di questo territorio

Questione di orientamento

Per il presidente del gruppo Danieli, nonché dell’Istituto tecnico superiore Malignani (Mits), Gianpietro Benedetti, va spinto l’accelerato sull’orientamento. Un orientamento, però, che sia guidato da una visione del territorio, in grado di dare ai ragazzi e alle loro famiglie tutti gli elementi per decidere in base alle esigenze delle aziende di oggi e soprattutto a quelle di domani, quando il loro percorso formativo sarà completato.

Lei si è diplomato perito tecnico, cosa la spinse da ragazzo a iscriversi al Malignani di Udine?
“Al tempo delle medie, mio padre assieme a un socio aveva un’officina in via Cussignacco. Revisionavano grandi motori, come quelli dei carri armati: un lavoro affascinante! La grande passione di mio padre era quella per le corse motoristiche e partecipando alla Mille Miglia con una Alfa Romeo 1900 ebbe purtroppo un incidente e da quell’episodio scoprì che l’auto non era assicurata perché l’azienda era in dissesto. Il fatto che la nostra famiglia fosse in difficoltà economiche mi spinse a iscrivermi a una scuola che garantiva un’occupazione immediata. E infatti col diploma di perito meccanico in mano fui assunto subito alla Danieli che in quegli anni stava crescendo”.


I giovani hanno ancora paura di finire in una fabbrica?
“Devono capire che gli operai, come erano forse i loro padri e nonni, oggi non esistono più. Chi lavora in fabbrica come minimo è un tecnico impegnato su un macchinario computerizzato e che usa la testa spesso più di un lavoratore seduto a una scrivania”.

Qual è la qualifica più ricercata oggi dalle aziende friulane?
“Il livello superiore al tecnico, ovvero il diplomato Its, anche se è una figura ancora non codificata e ben definita, diversamente da quello che succede in altri Paesi europei come la Germania. Per questo stiamo insistendo per dare il giusto riconoscimento a questo percorso, perché prepara i giovani a un concetto diverso del ‘fare’ per sostituire, in previsione dell’evoluzione tecnologica in corso, la vecchia figura del perito”.

Perché secondo lei c’è scarso afflusso di giovani verso questo percorso?
“Credo bisogni migliorare ulteriormente l’orientamento e l’orientamento deve essere legato a una visione per questo territorio. La scuola e il lavoro devono essere unite, guardando al futuro, alle professionalità cioè che serviranno tra 5-10 anni, che il tempo necessario per formarle”.

Può essere una prospettiva anche per le ragazze?
“Bisogna uscire da una certa retorica: maschi o femmine, alti o bassi, bianchi o neri… quello che conta è solo il talento. E quindi l’orientamento si conferma la leva strategica, che non intende pianificare il futuro di nessuno, ma presentare ai giovani in maniera chiara e articolata tutte le opportunità che il territorio riesce loro a offrire oggi e soprattutto domani”.

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