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Ronchi ricorda don Renzo Boscarol

A un mese dalla scomparsa causa Covid, la comunità ieri sera ha reso omaggio al suo parroco

Ronchi ricorda don Renzo Boscarol

Un mese fa la scomparsa del parroco di San Lorenzo, don Renzo Boscarol. Un evento che ha segnato tutta la comunità di Ronchi dei Legionari e che, a un mese di distanza, non è ancora stato digerito del tutto.

Ieri sera la chiesa arcipretale ha ospitato una messa di suffragio, presieduta da don Ignazio Sudoso e concelebrata dal decano e amministratore parrocchiale, don Paolo Zuttion, dal cappellano, don Mirko Franetovich assieme ad altri sacerdoti.

Presenti alla funzione anche il sindaco e il vicesindaco, Livio Vecchiet e Paola Conte. In questo lasso di tempo, seppur con un grande dolore, la parrocchia di San Lorenzo non si è fermata. Dopo il funerale di don Renzo, infatti, la comunità ha continuato a prepararsi alla Pasqua nonostante le norme anti-Covid. Una Pasqua diversa, contrassegnata, proprio sulla scia di quanto aveva fatto il sacerdote, nella grande attenzione delle persone disagiate.

Ha continuato a lavorare la Caritas di San Lorenzo che, anche in questo periodo, ha proseguito nella consegna delle borse della spesa, con alimentari e generi di prima necessità. Così come sono stati distribuiti vestiario e aiuti che, oggi come oggi, raggiungono quasi 200 persone.

Un'azione importante che abbraccia famiglie che hanno perso il lavoro e qui trovano una mano concreta. Ma è proseguita anche l'attività con i giovanissimi, ad esempio con la programmazione di numerosi incontri di catechismo online a distanza. In questo lasso di tempo, accanto a don Franetovich, hanno lavorato il nuovo amministratore don Zuttion e tutto il consiglio pastorale, convinti della bontà dell'azione portata avanti per molti anni da don Boscarol.

La prossima fase sarà quella della nomina del nuovo parroco, al quale spetterà un'eredità non facile da gestire. “Don Renzo manca, manca a tutti. Ha seminato molto nella nostra comunità – ha detto il primo cittadino – e ora tocca a noi non solo raccogliere i frutti, ma seminare ulteriormente, specialmente a favore dei giovani che sono il nostro domani ed ai quali, come faceva il parroco, dobbiamo grandi attenzioni”.

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