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Tre eventi sulla Grande Guerra a Fiume Veneto

L'Associazione 'Cantiere lettura' con il patrocinio del Comune propone una mostra, un'esposizione fotografica e un libro testimonianza

Tre eventi sulla Grande Guerra a Fiume Veneto

L'Associazione 'Cantiere lettura' con il patrocinio del Comune di Fiume Veneto organizza un triplice evento per celebrare il centenario della Grande Guerra. Una  mostra fotografica con reperti e fotografie relative al periodo Prima Guerra Mondiale a Fiume Veneto; l'installazione fotografica con foto provenienti dal Museo della battaglia di Vittorio Veneto, che ritraggono soldati di entrambi gli schieramenti; la presentazione del libro “Diari di Prigionia” di Vincenzo Sellan (nella foto in giovane età). Le mostre verranno inaugurate sabato 21 febbraio alle 17, mentre la presentazione del libro sarà domenica 1 marzo alle 17.30.

"Fiume Veneto nella Grande Guerra 1915-1918. La vita di una comunità prevalentemente contadina in una terra di mezzo durante il lungo e luttuoso conflitto mondiale".
Lo scopo di questa “esposizione” di testimonianze d’epoca è quello di vedere e conoscere come la gente del comune di Fiume Veneto ebbe a vivere quegli anni tremendi che dal 1914 arrivarono a tutto il 1918. Essa ebbe dapprima a sopportare il peso di una povertà acuita dalla chiamata, anzitempo e fuori tempo, alle armi degli uomini di casa e dal ritorno in massa di lavoratori emigranti, respinti  dai territori degli Imperi centrali. Poi incominciò a sentire da lontano il rombo dei canoni, e più da vicino il frastuono di aerei che decollavano o atterravano alla Comina. Incominciò a contare i morti e a combattere la propria guerra contro tifo e pellagra. Subì l’invasione e la violenza degli invasori. Seppellì quasi 300 morti nel 1918.

A casa si sapeva poco di quanto succedeva al fronte. A casa si continuava a combattere per la sopravvivenza quotidiana. Ma il pensiero era sempre rivolto al congiunto soldato che non si sapeva bene dove fosse, né se ancora ci fosse. Un impiegato del comune, un carabiniere, il parroco del paese, arrivavano a portare la “mesta” notizia mai sperata. Il pensiero di tutti tornava ancora e sempre là dove c’era la guerra. E in paese ci si dava da fare per aiutare le deficitarie finanze di guerra, per vestire di panni caldi i soldati, per aiutare la croce rossa perché questa, a sua volta, aiutasse i poveri soldati feriti. Alcuni superstiti non ce la fecero a sopportare il ricordo e a vivere di “rimembranze” gloriose e se ne andarono lontano per il mondo. Altri rimasero a ricostruire. Presenti 25 pannelli espositivi a cura di Giuseppe Bariviera, autore della ricerca corredati da materiale fotografico

COME LE FOGLIE  Soldati nella Grande Guerra
Una breve, intensa poesia di Ungaretti, soldato al fronte, fa da sfondo al tema della mostra “Come le foglie – Soldati nella Grande Guerra”.
Una raccolta di immagini inedite di soldati, truppe, prigionieri di entrambi gli schieramenti. Tutti uniti sotto un unico denominatore comune: la tragedia della guerra che porta con sé il bagaglio della miseria, dei patimenti della fame e della morte.  Questo è ciò che raccontano le decine di fotografie di grande formato, accompagnate dai testi di grandi poeti e scrittori che della guerra hanno cantato non certo le glorie, ma piuttosto i disastri e le “inutili stragi”. Le foto, per lo più inedite, sono del tenente Luigi Marzocchi, primo fotoreporter ufficiale al fronte e appartengono al fondo donato da Marzocchi stesso al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. La scelta del curatore si è rivolta ai visi e alle espressioni fermate sui volti di quei soldati senza nome, ingrandendoli. L’emozione è forte nel vedere nei particolari i volti dei soldati italiani, tedeschi, austriaci e ungheresi, statunitensi e cecoslovacchi. Volti di giovani mandati a morire, di vecchi davanti alle rovine della propria casa, di donne e bambini festanti per la fine dell’incubo durato tre lunghi anni.
A noi, lontani spettatori, quei volti parlano ancora con una lingua silenziosa: un colloquio muto, intenso, che lascia intendere nella sua drammaticità il sentimento comune della rassegnazione e della paura.  Curatore: Vittorino Pianca (già direttore del Museo della Battaglia di Vittorio Veneto) Organizzazione: Kellermann Editore

'Ricordi della mia Prigionia1917-1918' di Vincenzo Sellan 1° marzo ore 17.30
LA TRISTE ODISSEA DI UN PRIGIONIERO FIUMANO: VINCENZO SELLAN
Di quella lunga strada, che non finiva mai, aveva forse già sentito dire. Ne parlavano, ancora sul finire dell’estate 1914 gli emigranti di Fiume Veneto costretti a rimpatriare dagli stati dell’Impero Asburgico e dalla Germania. Era una strada che attraversava tutta l’Austria, da sud-ovest a nord est, per poi sprofondare nell’immensa pianura ungherese e di lì proseguire per la Romania o scendere, a sud, verso la Serbia e Bulgaria.
Quanti compaesani vi erano passati, col loro notevole carico di pensieri. Nell’ultimo transito di ritorno si erano sentiti trattare da giuda traditore. Loro non ne avevano colpa. Vincenzo, Cenciuti per famigliari ed amici, non pensava certo a queste cose quando si trovò a passare il confine di stato per inoltrarsi verso terre di cui aveva sentito parlare, ma che non aveva mai visto. Era troppo preso dal suo duplice dolore: quello fisico che gli aveva procurato una pallottola, uscita da chi sa dove, che entrando sotto il lobo dell’orecchio destro gli era uscita sulla guancia sinistra portando con sé un dente; quello morale che gli derivava dall’incognita di una meta di destinazione e soprattutto dall’allontanarsi sempre di più dalla sua amata famiglia e casa.
Prima un ospedale, poi un campo di concentramento e poi una casa di famiglia, tutte tappe che lo trascinavano sempre più distante dalla vista e dall’affetto della mamma, della sorella e dei suoi cari. Non bastano a lenire il dispiacere le sporadiche lettere che, in risposta a qualche sua, gli arrivano da Fiume Veneto. Regolarmente aperte. La censura non vuole segreti. E poi, e sempre, la fame. Tanta fame che cresce perché non c’è proprio di che saziarla. Ai prigionieri si riserva, quando c’è, il resto che rimane. Né a loro pensa il Governo Italiano benché aderente ad una convenzione internazionale che avrebbe dovuto garantire aiuti speciali ai prigionieri. Dalla famiglia partiva qualche provvista che non di rado si perdeva prima di giungere a destinazione.
Vincenzo Sellan, classe 1895 ce l’ha fatta. E’ ritornato spinto dalla forza di una pace finalmente raggiunta dagli stati belligeranti. Già nel viaggio, certamente a casa, ha avuto notizia di altri soldati italiani meno fortunati. Di quelli che non ce l’avevano fatta a superare prima i disagi della guerra, poi gli attacchi mortali di malattie infettive contratte in campi di concentramento.  La guerra e la prigionia di Vincenzo Sellan sono descritte e racchiuse in un quadernetto di piccolissime dimensioni. Pochi fogli scritti a volte con bella calligrafia ed altre volte con la premura che il momento gli imponeva. Guai a farsi vedere, guai a far vedere il proprio diario. Gli sarebbe potuto costare caro. Oggi quella testimonianza, recuperata dai parenti più prossimi, vede la luce in una pubblicazione curata dall’Ass. Cantiere Lettura di Fiume Veneto.

Vincenzo Sellan, classe 1895, a tutti noto come Cenciuti, lasciò Fiume Veneto e il suo lavoro a vent'anni per inoltrarsi verso le terre del confine orientale dell'Impero, posti solo immaginati e misteriosi, passando per l'Austria e finendo a Szombathely, in Ungheria. Ospedali militari e campi di concentramento non fiaccano la sua energia e la voglia di sopravvivere. Energia che si percepisce chiaramente nelle pagine del diario di prigionia, vera ancora di salvataggio spirituale nei momenti più bui e speranza a cui aggrapparsi per un felice ritorno a casa. Ritorno che permetterà a Cenciuti, nonostante le ferite riportate nel conflitto, di trovare un lavoro stabile presso il Cotonificio e di sposare l'amata Giuseppina Gregoris che lo “ricompenserà” dando alla luce ben quattordici figli, dal primogenito Gabriele (classe 1923) al più giovane Piergiorgio (classe 1945) che ha curato la pubblicazione dell'opera

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