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Trieste batte Udine sette a zero

Negli ultimi tempi i triestini hanno addirittura giocato senza avversari. Decida il lettore se si tratta di un solo set tennistico o del risultato di una partita di calcio

Trieste batte Udine sette a zero

Trieste batte Udine sette a zero. Anzi, negli ultimi tempi i triestini hanno addirittura giocato senza avversari. Decida il lettore se si tratta di un solo set tennistico o del risultato di una partita di calcio, ma resta il fatto che all’intraprendenza dei giuliani fa da contraltare l’arrendevole assenza dei friulani. Come fanno i triestini a guadagnare in molti casi un posto al sole, nonostante in termini di territorio e residenti siano tutt’altro che la componente più importante della Regione? Che Trieste sia la città più grande del Friuli Venezia Giulia non c’è alcun dubbio e bisogna anche riconoscere che ha una storia altrettanto importante. Eppure, che si tratti di case popolari incredibilmente più numerose rispetto a qualsiasi altro territorio della regione, di ottenere finanziamenti per organizzare convegni o sostenere l’attività dei propri teatri, di collegi elettorali tagliati su misura per i politici triestini o di gestione dei musei regionali, il capoluogo regionale pare dominare incontrastato, tutt’al più disturbato appena da quelli che politicamente appaiono sommessi mugugni.
Che nei loro confronti ci siano non uno ma due occhi di riguardo è evidente. Pensiamo per esempio all’Area Science park, società largamente finanziata dal pubblico che pare decisa a sbarcare armi e armenti in Friuli, sfruttando per altro la debolezza di realtà come Friuli innovazione, ora commissariata che pure ha dimostrato di saper lavorare molto bene. I soldi pubblici in area giuliana pare non manchino mai, mentre altrove chi lavora stringendo la cintura deve pure fare i conti con la fame di conquista dei vicini.
Insomma, friulani - politici, imprenditori, intellettuali e via dicendo - se ci siete battete un colpo, perché di questo passo il rischio di ritornare a fare i sotans è tutt’altro che remoto.

Quanto costa discutere del rapporto tra scienza e fede? Circa 200 mila euro. E’ la cifra stanziata dalla Regione alla diocesi di Trieste per l’organizzazione di un convegno e di incontri dedicati alla formazione su questo avvincente argomento. La generosa elargizione è apparsa come per miracolo nell’assestamento di bilancio approvato alla fine di luglio suscitando qualche mugugno in sede di prima commissione ad opera di un consigliere regionale giuliano. In pratica si tratta di organizzare tale evento in contemporanea con l’evento scientifico internazionale Esof 2020 - per il quale la Regione sborserà in totale un milione e mezzo - focalizzato sul dibattito tra scienza, tecnologia, società e politica, nell’ambito del quale Trieste è stata scelta come città ospitante e organizzatrice.
Il progetto “Trieste research institute on ethics, science and theology in ecumenical context” sarà dedicato a uno spettro molto ampio di persone, dagli esperti al grande pubblico con l’obbiettivo dichiarato di approfondire il rapporto tra scienza e fede. Il finanziamento del convegno, dicevamo non è stato accolto bene dall’opposizione che lo ha giudicato una sorta di contributo tagliato su misura, ma la Giunta regionale ha difeso a spada tratta il provvedimento proseguendo dritta per la sua strada.

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Un gigante finanziato dallo Stato pronto a mangiarsi i parchi tecnologici locali, spesso molto più efficienti. Questo è oggi Area Science Park, il più grande parco scientifico e tecnologico pubblico d’Italia e un organico che conta 131 dipendenti. Da Trieste, però, la società sta cercando di mettere radici in Friuli, potendo anche fare ‘dumping’ rispetto ad altre realtà del territorio, a partire da Friuli Innovazione.

Area Science Park ha un bilancio attorno ai 17,2 milioni di euro - ed è finanziata per circa 8,2 milioni di euro dal Miur, con 0,6 milioni di euro in più rispetto al 2017 (https://www.researchitaly.it/fondo-ordinario-per-il-finanziamento-degli-enti-e-istituzioni-di-ricerca-foe/ ) ai quali vanno aggiunti altri 2,7 milioni sempre dallo Stato e oltre 1 milione di euro dalla Regione Fvg. La sua presenza a Trieste ha consentito alla provincia di essere la più ‘innovativa’ d’Italia, ma l’alto tasso di enti di ricerca e ricercatori nella provincia di Trieste, in oltre quarant’anni di attività, non si è tradotto in benefici concreti per le industrie del territorio, ne è stato elemento di attrazione significativo per l’insediamento di grandi gruppi industriali. L’appetito, da ultimo, si è rivolto appunto anche al Friuli.

Il cavallo di Troia si chiama Argo, un progetto di sviluppo di piattaforme innovative avviato l’anno scorso su tutto il territorio regionale, finanziato con 8,8 milioni di euro in tre anni, di cui 4 milioni ministeriali, altri 4 della Regione e 800mila euro di fondi propri. Dopo aver posto sotto la propria ala il consorzio Innova Fvg di Amaro (il cui ex presidente Michele Morgante siede nel Cda di Area) e il Ditedi di Tavagnacco, con l’acquisto di un nuovo macchinario, grazie ai soldi pubblici, punta a portare a Trieste l’attività dell’Istituto di genomica applicata (Iga), guidato sempre da Morgante e celebre per il sequenziamento della vite, attualmente insediato in Friuli Innovazione.
Questa ingordigia, però, ha più che alttro uno scopo di autosostentamento della propria struttura elefantiaca, piuttosto che aprire nuovi orizzonti alle industrie friulane. Molti dei progetti di ricerca di Area, infatti, puntano sulle esigenze attuali delle aziende, entrando spesso in competizione con fornitori privati di servizi, anziché precorrere i tempi, contribuire a sviluppare una visione di futuro ragionando in termini di scelte strategiche collettive non preconfezionate e calate dall’alto, e con la competenza e la capacità di lavorare per anticipare gli scenari produttivi ed economici.

 

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