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Una natività in Piazza Sant'Antonio

Riprodotto un luogo simbolico di Gorizia da fra Oreste Franzetti

Una natività in Piazza Sant\u0027Antonio

Nella mattinata di venerdì 13 dicembre, il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, insieme agli assessori al commercio, Roberto Sartori, al welfare, Silvana Romano e alle politiche universitarie, Chiara Gatta, ha scoperto il presepe e acceso l’albero, come da tradizione, nell’atro del municipio. Il presepe allestito quest’anno porta la firma di Fra Oreste Franzetti, uno dei frati che vive nel vicino convento del Cappuccini di piazza San Francesco. La natività è ospitata in una ‘ricostruita’ piazza Sant’Antonio, un’idea nata nel 2016 su richiesta di un commerciante e proprio nel locale di quest’ultimo, il presepe, che misura 2 metri e 20 di larghezza per quasi un metro di altezza e 70 centimetri di profondità è stato originariamente esposto. Per una ricostruzione più fedele possibile del chiostro, fra Oreste si è servito di accurate misurazioni e fotografie, sulla base delle quali ha poi riprodotto con fogli di polistirene l'architettura della piazza, comprese la nicchia con all'interno la statua del santo di Padova e le campane della cappella a lui dedicata, nonché il basamento ottagonale in pietra che campeggia al centro della piazza, su cui poggia, al posto del pozzo, la natività.

Il sindaco Ziberna ha ringraziato Fra Oreste per aver concesso l’esposizione del suo presepe in municipio e una decina di altre natività che rappresenteranno una delle attrazioni della mostra dei presepi che sarà aperto domenica nella sala Dora Bassi di via Garibaldi per finanziare le missioni in Angola.

“L’amore per il presepio credo di averlo sempre avuto – fa sapere fra Oreste - fin da piccolo, quando arrivava il Natale, ero entusiasta di aiutare mio padre nella realizzazione delle piccole scenografie per il presepe di casa. Quando è maturata in me la vocazione francescana ho conosciuto l’arte di costruire i presepi per le nostre chiese. Ricordo i miei maestri, fra Leopodo a Thiene, padre Massimiliano a Lendinara, padre Virgilio a Bassano del Grappa e tanti altri frati. Da loro ho imparato i trucchi del mestiere, il senso artistico per comporre le diverse architetture, ma, soprattutto, attraverso loro ho capito che il presepe è una preghiera fatta con le mani, che si pronuncia con lo sguardo stupito e meravigliato di chi vede Dio nato in una casa”.

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