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Il gioiello di Lukang

Nel mezzo della modernità di Taiwan sorge un tempio che è una vera oasi di pace e arte

Il gioiello di Lukang

Il panorama urbano, moderno e poco attraente, inganna. Uno spiazzo piastrellato funge da limbo tra le costruzioni post-miracolo economico taiwanese nella cittadina di Lukang e il suo gioiello architettonico-religioso, il tempio Long-shan. Si narra che tutto ebbe inizio nel lontano 1653 quando, migranti provenienti dalla provincia cinese di Fujian, portarono a Lukang una statua di Guanyin, bodhisattva della misericordia. Gli archivi storici sanciscono il 1786 come anno di fondazione del tempio e collocano nel 1798 un’importante opera di amplimento resa necessaria dall’incremento di fedeli che negli anni si stabilirino a Lukang. Voltando lo sguardo oltre le fila di lanterne rosse che penzolano sopra il piazzale sospinte da una leggerissima brezza, il portale di ingresso decreta l’inizio di uno spazio di magnificienza e solennità; disconnette la modernità e ripresenta gli antichi fasti di dinastie passate.
La pace regna sovrana nello spazio che si stende dinnanzi alla sala delle cinque porte. Anche una coppia di fratellini esagitati si calma fissando la cresta del tetto che presenta otto estremità ricurve che puntano verso il cielo simili a prue di imbarcazioni vetuste.
Il trionfo artistico si cela al di sotto del tetto. Un soffitto di legno, ottagonale, con un’esplosione di decorazioni floreali che ipnotizzano l’osservatore, protegge i fedeli che approcciano il piazzale centrale.

La sala centrale, cuore del tempio, è sostenuta dalle due colonne del drago. Due draghi scolpiti in rilievo avvolgono come un manto le colonne. Tengono due perle, una in bocca e una tra le zampe. Si ha l’impressione che possano muoversi da un momento all’altro. A tener compagnia a questi magnifici animali mitologici si notano altri quattro animali: una fenice, un qiling (creatura simile a un drago con il corpo di un cavallo) una gru e una tartaruga. Animali non scelti a caso ma bensì esseri che rappresentano rispettivamente rarità, preziosità, buon auspicio e longevità.
Una volta all’interno della sala principale si viene avvolti da un trionfo di colori sgargianti. Offerte giacciono sul bancone posizionato dinnanzi all’altare pricipale dove è poggiata la statua di Guanyin. Frutta, soldi finti che verranno bruciati più tardi, dolci, bottiglie d’acqua e sacchetti contenenti diverse cibarie, offuscano la vista dell’esercito di statue dorate che circondano Guanyin. Statue che sembrano fatte di un materiale quasi commestibile, delicate e preziose. Guanyin giace nella posizione di meditazione, con le gambe incrociate e gli occhi leggermente aperti, sul capo una corona pentagonale che ne aumenta l’aura di mistero.

I fedeli sono pochi. Un giovane con la faccia butterata dall’acne pare di fretta: con un bastoncino d’incenso in mano chiude gli occhi e accenna degli inchini prima di svanire. Una donna con tacchi vertiginosi che ne annunciano l’arrivo nel placido silenzio si trattiene per qualche minuto.
Chi pare aver preso la preghiera in maniera molto più seria è una donna dall’età indefinibile, magra come un chiodo e con una chioma di capelli lisci e corvini che tenta invano di fissare dietro le orecchie. Avvicinandosi la si sente pregare. Un mormorio soave costituito da un flusso di parole che pur non avendo alcun significato a chi non conosce il cinese, sprigionano la potenza di una profonda fede. L’ambiente della sala con quell’orgia di colori velati dai fumi dell’incenso, pare essere una chiave di lettura per decifrare il fiume semantico che fluisce in quelle parole. La donna continua a dialogare con il mondo divino per una decina di minuti abbondanti, noncurante del mondo terrestre che la circonda.
Chissà se le divinità, indifese di fronte a tanto zelo, addolciranno la giornata della signora. Di sicuro lo sfogo spirituale ha lasciato in dono un sorriso smagliante e contagioso. Il gioiello di Lukang sembra in grado di soddisfare le esigenze degli esteti in cerca di grazia artistico-architettonica e dei fedeli a caccia di protezione e favori divini.

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