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Il virus visto dal ‘Paradiso’, o quasi

Alberto Zeppieri è un discografico udinese che da qualche anno vive a Capo Verde, dove ci sono molti italiani: alcuni ‘dimenticati’, ma non come sostenuto da Barbara D’Urso in uno ‘scoop’ Tv

Il virus visto dal ‘Paradiso’, o quasi

Il Covid-19 fa paura un po’ dappertutto. Anche se ti trovi in un piccolo angolo di paradiso, una sorta di (auto)esilio dorato apparentemente lontano dagli epicentri della pandemia. Parzialmente disturbato dalle misteriose traiettorie degli aerei e dagli ‘scoop’ della Tv italiana, il discografico e produttore udinese Alberto Zeppieri si trova a Capo Verde da ben prima dell’emergenza, visto che assieme alla moglie Cinzia Pravisani ha deciso da qualche anno di trasferire la residenza per esigenze terapeutiche, ma anche professionali, sull’Isola di Sal. In queste settimane, le sue foto al tramonto davanti all’oceano, regolarmente pubblicate sui social, hanno fatto da contraltare a una situazione che, secondo le cronache, era poco meno che drammatica…
“In realtà – spiega Zeppieri -, ad oggi a Capo Verde i casi positivi accertati sono in tutto 246, con soli 2 morti: un turista inglese ed una cinese. La parte ‘turistica’ degli italiani, ovvero tutti quelli che erano qui in vacanza e sono rimasti bloccati dalla chiusura dell’aeroporto internazionale, ha potuto beneficiare di un volo speciale di rientro, ma con una serie di problematiche non raccontate alla viglia e scoperte solo durante il volo. Di questo aereo speciale molti si sono presi il merito, addirittura Barbara D’Urso, che si è vantata in diretta Tv di “aver realizzato il miracolo”.

Cos’è successo veramente? “Essendo sul posto, ho avuto la possibilità di seguire da vicino l’evolversi della situazione. Dopo i primi casi di Covid-19 sull’isola di Boa Vista, il 18 marzo le autorità hanno chiuso gli aeroporti e sospeso tutti i voli fino al 16 maggio. Il 20 marzo, con l’appoggio del console italiano Luigi Zirpoli, alcuni operatori e imprenditori italiani hanno indetto una riunione per capire in quanti fossero rimasti senza riferimenti. A questo incontro ha partecipato anche un finto turista, che in collegamento con la D’Urso le ha descritto una situazione assurda di italiani scacciati dagli alberghi e lasciati in mezzo ad una strada…”.
Ed è andata così? “No. Alcune strutture, come ad esempio l’Halos gestito dal Gruppo Stefanina di Brescia, hanno continuato ad ospitare gratuitamente la propria clientela fino alle effettive partenze. E’ stata una sceneggiata: un caso che non esisteva, come il ‘volo miracolato’ della D’Urso, per il quale, in realtà, i meriti sono attribuibili ad altri. Come la friulana Mara Bizi, che ha istituito il gruppo WhatsApp ‘Sos Rientro’, e l’ambasciata italiana di Dakar, competente territorialmente anche su Capo Verde. E’ lei che ha organizzato il rientro, grazie alla Farnesina”.
Ora gli italiani sono tutti rientrati? “Il 22 marzo, tramite la compagnia Neos, è stato effettuato il rimpatrio da Capo Verde a Roma e Milano. Su questo volo avrebbero dovuto trovare posto solo i turisti delle isole non colpite da contagio. Invece, sull’aeromobile c’erano anche i turisti provenienti da Boa Vista, una delle isole colpite da Covid-19, dove lo stato di emergenza è in vigore fino al 16 maggio, distribuiti a casaccio su tutti i sedili, senza mascherine o alcun tipo di protezione”.
Vi siete pentiti di essere rimasti lì? “La nostra è stata dall’inizio una scelta radicale, però ci troviamo nella baia naturale di Murdeira, un paradiso ecologico ed ambientale come pochi al mondo. Non possiamo dire di far parte di quegli italiani ‘dimenticati all’estero’ che non hanno la possibilità di rientrare in Italia, ma è vero che stiamo vivendo molto da vicino il dramma di tanti connazionali e di alcuni friulani che stanno vivendo un’odissea”.
Ci sono altri friulani? “Sì, anche nell’isola di Sal ci sono molti imprenditori italiani, e anche friulani, attivi nella ristorazione, nel commercio o nel settore dell’edilizia. Il 29 marzo è stato dichiarato lo stato di emergenza su tutta Capo Verde, ma nella nostra e in altre isole non vige più. Tuttavia i collegamenti interni rimangono bloccati ed è difficile trovare in zona medicinali specifici. Chi se li è fatti spedire dall’Italia li sta ancora aspettando da marzo...”.
Altre situazioni di crisi? “Gli italiani in attesa ancora
di rientrare sono almeno un centinaio: circa venti tra Santiago e Boa Vista, il doppio nella nostra isola, una ventina nel resto dell’arcipelago e altrettanti sull’isola di Maio, particolarmente gradita ai pensionati, ma difficile da raggiungere in quanto non dotata di un aeroporto internazionale. Lì si trova un italiano di 72 anni, Piero Mecca, bloccato dal 9 febbraio, che ha invocato più volte un intervento della Farnesina: si sente abbandonato, ignorato, sbeffeggiato dai viaggi di altri italiani che, sparsi nel globo, sono stati rimpatriati con voli umanitari sostenuti dall’Unione Europea”.

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