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Vacanze in democrazia

Nel punto più meridionale dell’isola di Taiwan capisci il perché di tutti gli sforzi fatti per questo viaggio

Vacanze in democrazia

Una levataccia, tre chilometri di marcia in un buio che passo dopo passo si trasforma in manto violaceo sul quale si intravedono i contorni di cirri che di lì a poco sbocceranno in tutto il loro candore e l’arrivo nel punto più a meridione dell’intera isola di Taiwan. In linea d’aria, le Filippine sono più vicine della capitale Taipei. Il luogo è magico.
Un oceano furioso si srotola davanti agli occhi, regala una buona dose di opprimente monotonia che ipnotizza. Il sole che inizia la sua cavalcata è in parte mascherato da lembi di nubi che il vento trasforma nelle forme più bizzarre. I raggi illuminano una serie di pescatori con le loro canne, lontani qualche centinaio di metri, piantati nella roccia; paiono figurine di un presepe. Il silenzio è rotto solo da fragorosi cavalloni che terminano la loro corsa sugli scogli. In questo sublime punto geografico si ha la risposta al perché uno decida di imbarcarsi in questi sforzi assolutamente superflui in quest’epoca pervasa dalla comodità. La conquista con le proprie forze di un luogo cosi potente riempie il cuore di un’insolita euforia.

La solitudine è rotta da una coppia di giovani che spuntano silenziosi dal sentiero che giunge dalla strada principale. L’uomo osserva, la compagna fotografa. Parlano sottovoce come se non volessero disturbare in un ambiente dove la natura manifesta la sua superiorità.  
D’un tratto, in un inglese impeccabile, il ragazzo mi rivolge la parola. E’ curioso, vuole sapere tutto del carretto che mi tiro dietro, dove passo le notti, chilometri percorsi, tappe, impressioni su una lunga lista di città. Sono due cinesi di Pechino in vacanza per dieci giorni sull’isola di Taiwan. Dipendente di una grossa azienda di servizi informatici lui, biologa lei. Quando è lui a dover rispondere alle domande che riguardano i suoi giorni a Taiwan, un velo di tristezza gli cala sul viso. La compagna, uno scricciolo che pare ancorato al suolo grazie all’enorme macchina fotografica che porta al collo, cessa di scattare foto e si unisce alla conversazione.
“Un sogno a occhi aperti per alcuni di noi provenienti dalla Cina, tanto che questa è la nostra quarta visita”, dice voltandosi verso Nord dove la massa dell’isola si stende con tutta la sua grandiosità. La compagna, dopo essersi sistemata gli occhiali da vista che continuano a scivolare, spiega il perché della frase del suo compagno. “Non è tanto una questione di paesaggi o attrazioni turistiche, qui si tratta di qualche cosa che voi non potete capire, è la democrazia”. La voglia di vuotare il sacco delle emozioni pervase quei due tizi mansueti e, spesso sovrapponendosi, sputarono sentenze sul partito comunista guidato da Xi Jinping come forse non avevano mai fatto in vita loro. Tutte le nuove pratiche di controllo tecnologico della società cinese vennero elencate dal ragazzo che era molto informato sul mondo dell’intelligenza artificiale usata a suo dire per schedare e controllare i suoi concittadini.

“Ci sono tutte le condizioni per poter fare soldi basta non mettersi a parlare di politica o mettere in dubbio le scelte del partito.” Alla domanda su un possibile cambiamento, sulle loro fronti apparvero rughe di perplessità. “Abbiamo entrambi trentacinque anni, e non crediamo che il sistema di controllo possa cambiare se non in peggio, strangolando ancor di più le pochissime voci non allineate.” E’ il loro penultimo giorno in terra taiwanese e raccontano che uno strano senso di malinconia li attanaglia ogni volta sulla via di ritorno verso l’aeroporto di Taipei. “E’ una sensazione che voi non potrete mai provare, perché per voi questo non è che un viaggio in un’isola splendida, per noi è una vacanza in democrazia.”  A giudicare dalle loro parole il futuro era grigio, una specie di barriera invalicabile e cosi, il ritorno, si trasformava in un macigno che nemmeno i lauti guadagni e le carriere avviate, riuscivano a spostare.

Paolo Zambon è l’autore di due libri “Inseguendo le ombre dei colibrì” e “Viaggio in Oman”

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