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Il cuculo, animale premonitore

Il cuculo, animale premonitore

Il cuculo non fa il nido. Non ne ha bisogno, dato che approfitta di quello degli altri. La femmina dopo aver scelto una covata, preferendo quelle dei passeracei, butta fuori un uovo e vi depone il suo, seguendo un perfetto copione. E’ un esempio di parassitismo assassino, dal momento che anche il cuculo appena nato, per non avere concorrenti, butta fuori dal nido i fratellastri, figli della madre adottiva che lo ha inconsapevolmente ospitato. In friulano si chiama cuc e questo termine si usava nella frase “là cuc” che, ai nostri tempi, è caduta quasi del tutto in disuso. La frase era rivolta, con un misto di disprezzo e derisione, all’uomo che andava a vivere nella casa della moglie o dei suoceri. L’uomo che va cuc è, secondo la mentalità contadina, un parassita, pigro e incapace, dal momento che non è riuscito a preparare il nido per sé e per la propria compagna. Il cuculo è messaggero di primavera e in friulano esiste un detto popolare riferito alla meteorologia: “quant ch’al cjante il cuc, une di ploe une di sut” e corrisponde all’italiano “Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello”. Nella credenza popolare il cuculo è nunzio del futuro e dalle sue grida si traggono auspici. La prima volta che si sente il suo verso le ragazze non sposate possono chiedergli quanti mesi o anni mancano al matrimonio, mentre le persone anziane quanti anni restano da vivere. Se gli anni sono troppo pochi non bisogna preoccuparsi troppo perché il cuculo è un uccello bugiardo e burlone. Nelle regioni alpine, quando a primavera si sente il canto, si fanno tintinnare le monete che si hanno in tasca perché si crede che la condizione in cui ci si trova al momento del fatidico canto, continuerà tutto l’anno. Il giorno del cuculo è, in molti paesi del Nord Europa, il 21 aprile. Secondo un’antica tradizione nordica il mese del cuculo è il periodo che va dalla metà di aprile alla metà di maggio. Per gli antichi Germani era un uccello divino. Se si avvicinava alle case annunciava cattivi raccolti e se entrava nel villaggio era un presagio funesto. Se il canto veniva da Est il segno era propizio, mentre se giungeva da Ovest era negativo. Sentire il canto del cuculo durante il matrimonio è considerato di buon auspicio. Per combattere le lentiggini, invece, al primo canto del cuculo bisognava lavarsi il viso in uno stagno recitando una filastrocca che invita il cuculo a prendersi le antiestetiche macchioline. Le ragazze danesi udendo il primo canto baciavano la propria mano e chiedevano: “Cuculo quando mi sposerò?” Le persone anziane e acciaccate, invece, chiedevano, “Cuculo quando guarirò da questi dolori?” Si diceva che il cuculo non fa il nido perché è troppo impegnato a rispondere ai quesiti degli umani. In alcune zone dell’Inghilterra fino a pochi anni fa al primo canto stagionale del cuculo si smetteva di lavorare e si andava a festeggiare l’arrivo della primavera. Non sempre il simbolismo del cuculo è positivo. La Chiesa ha combattuto severamente ogni forma di divinazione etichettandole come attività del demonio. Anche il cuculo, quindi, sarebbe un animale demoniaco e, sopratutto, porta sfortuna vederne uno che si abbevera. Il cuculo, uccello schivo e timido, è un migratore, appare in primavera e scompare in autunno senza farsi troppo notare, per questo lo si considerava immortale e da qui il detto “Essere vecchio come un cucco”. Secondo alcuni si tramutava in sparviero. Molte specie di uccelli, forse sapendo del suo parassitismo, lo attaccano con ferocia. La caratteristica del cuculo di indicare il tempo ha ispirato gli orologiai tedeschi che, attorno al 1730, cominciarono a produrre i famosi orologi a cucù. Sono orologi da parete realizzati artigianalmente e piuttosto costosi che possono segnare il tempo per oltre 250 anni. La cittadina degli orologi a cucù è Triberg che si trova al centro della Foresta Nera dove è in funzione l’esemplare più grande del mondo.
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