Nelle sedi istituzionali si assiste ad un grande dibattito sulla presunta esigenza di un ‘superamento’ delle Province con un susseguirsi di controverse proposte di legge. Ma i cittadini sanno a cosa servono le province e quali competenze hanno? Davvero tutti vogliono abolire le province? Quanto il senso di appartenenza alla provincia è vivo, forte, ed identitario? Quali sono le vere fonti di spreco del denaro pubblico che andrebbe per prime riformate? Una risposta a tali domande viene fornita dal sondaggio che l’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia ha affidato al ‘Centro Studi Sintesi’ della Cgia di Mestre, e che è stato presentato oggi a Pordenone.
I risultati. Il 58 per cento dice si all’eliminazione delle Province ma questa percentuale crolla al 43 per cento se si chiede di abolire anche la propria Provincia e precipita addirittura al 38 per cento se si chiede di abolirle tutte o solo quelle inefficienti. Risultati controversi e meno scontati del previsto tanto che l’indagine (illustrata da Catia Ventura del centro studi Sintesi della Cgia) conclude che in caso di referendum regionale l’esito sarebbe incerto. “Il sondaggio – ha commentato il direttore della Cgia, Giuseppe Bortolussi – ha restituito l’idea che finchè si parla in astratto di abolire le Province sono tutti d’accordo perchè contro di esse c’è stata una massiccia campagna mediatica, ma quando si scende nel concreto tutti vorrebbero abolire le altre Province e non la propria». L’indagine ha anche evidenziato che i le competenze delle Province sono ampiamente conosciute e solo il 5% le ritiene fonte di sprechi contro il 59 per cento attribuito al Parlamento. Tra i meno favorevoli all’eliminazione delle Province, inoltre, ci sono le donne e i giovani.
“L’abolizione delle Province è un capro espiatorio – ha argomentato Bortolussi – un grandissimo alibi della mala politica, dei ministeri e dei burocrati. Le Province non sono il centro di spreco in Italia. Sono ben altri. Per questa ragione è sospetto questo attacco condotto senza dati e numeri, questo carosello mediatico che ha portato la gente a credere che il problema siano le Province. Eliminandole non ci saranno risparmi, aumenteranno i disagi e il conto lo pagheranno i cittadini che rimarranno orfani del fondamentale ruolo secolare delle Province di coordinamento tra i Comuni”.
A supportare con numeri la tesi che i centri di spreco sono altri è stato Piero Antonelli, direttore Unione Province d’Italia. “La spesa pubblica italiana nel 2012 – ha rimarcato – è stata di 801 miliardi di euro e le Province hanno inciso solo per 1,2 miliardi. Del resto a dire che la riforma delle Province del Ministro Delrio (quella varata dal Governo centrale, ndr) è foriera di aumento della spesa pubblica e di disservizi per i cittadini sono all’unisono Corte dei conti, Università Bocconi, Censis e persino il servizio bilancio della Camera”.
Nel sondaggio anche un focus sulla Provincia di Pordenone con “risultati lusinghieri – ha commentato il presidente Alessandro Ciriani – su questa Amministrazione e i suoi servizi visto che l’82 per cento dei cittadini si è dichiarato soddisfatto. Ciò accade perchè manteniamo rapporti diretti e quotidiani con la comunità. Da un lato – ha attaccato – si colpiscono enti virtuosi con i conti in ordine e servizi efficienti, dall’altro non si fanno le vere riforme che diminuiscono la spesa pubblica e cioè quelle che riguardano Ministeri, Parlamento e Regioni. Trasferendo le competenze delle Province al mostro-Regione – ha aggiunto – si crea un neocentralismo regionale che comporterà l’ impoverimento del territorio”. Ma per Ciriani “c’è anche un aspetto identitario da non sottovalutare perchè la Provincia di Pordenone è stato il frutto della volontà di tutta la comunità, non solo un mero processo amministrativo”.